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quello di dover attendere che il ventospirasse verso quel lato. Tovossi poscia iltimone, e col maneggio di questo, e col-la artifmosa disposizione delle vele, sigiunse a poter viaggiare quasi ancor con-tro vento; segnando bensì una stradatortuosa ed obbliqua,ma sempre alquan-to avanzando. L’arte arrestossi a questopunto Stazionaria per secoli e secoli, fin-ché le macchine a vapore, ridotte dal-l’immortale Watt ad una insperata per-fezione, ed applicate dal celebre Ful-ton alle navi, giunsero a renderle quasiaffatto indipendenti dai capricci del ven-to , che solo reggeva in prima le loroprore. E perchè adunque non limitarsianche per gli aerostati a muoversi nellaprecisa direzione del vento senza cerca-re di salire o discendere a proprio gra-do ? non sarà forse del tutto impossibileallora col mezzo di qualche particolaremeccanismo far che il pallone devii alcunpoco dalla retta linea percossa dal vento,e giunga così a presentare un mezzo ditrasporto di immensa velocità.
Allora solo rimane a trovarsi il mododi rendere meno costose le ascensioniaerostatiche, di fare che il pallone possasostenersi a lungo nell’ aria , ed ascende-re o discendere a volontà dell’aeronautache lo governa.
Pel primo oggetto crediamo do-versi assolutamente rinunciare all’idro-geno, mentre da due esperienze esegui-te, l’una colla limatura del ferro, el’altra collo zinco granulato , risulta chenella prima il gas costò 6 soldi di fran-cia e 3 danari al piè cubico, ossia perun pallone , la cui forza elevatrice fossedi libb. 7 6 8, franchi 44 1 7 ; nella seconda,per lo stesso pallone, la forza elevatricesarebbe 846 libbre , ma il gas costereb-be infinitamente più dell’ altro. Il dia-metro del pallone necessario per la for-te sopraccennata, sarebbe di 3 o pie-
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di. Inoltre tutti gl’involucri usati fihornne lasciano perdere una parte, tanto chequesta grave spesa non potrebbe servireche una sola volta. Altri ancora inconve-nienti vi sono, cioè : che quand’ gpco sitrovasse un involucro che non lasciassescappare punto di gas, vi è il sommo di-scapito di non poter discendere che la-sciandone uscire una porzione per lavalvula, porzione che conviene rimetterese si vuole alzarsi di nuovo ; vi è l’altro in-conveniente che non dovendosi riempireil pallone che per tre quarti, il suo involu-cro deve necessariamente esser flessibileo solidissimo, altrimenti la pressione del-l’aria lo romperebbe. Per tutte questeragioni crediamo che, se fosse verifica-bile ritrar un utile dai palloni volanti, ciòsarebbe col mezzo suggerito da Monti-golfier, come quello che è pochissimo di-spendioso, e permette di salire o discen-dere a volontà, secondo che aumenta-si o scemasi la forza del fuoco, od an-che senza ciò, e con un effetto più pron-to, mediante una valvula da aprirsi nellaparte superior del pallone la quale lascie-rà scappare parte dell’aria rarefatta. Lesole obbiezioni che contro questo metodosi presentano sono: 1 . che l’aria non ra-refacendosi che poco, anche ad un’ allatemperatura , il pallone dovrà avere «nmaggior volume; 2. il pericolo dell in-cendio del pallone stesso; 3 . l’imbarazzodel combustibile ; 4- l’occupazione con-tinua dell’ aeronauta per l’alimento delfuoco.
Quanto alla prima di tali obbiezioni,essa è assai meno grave di quanto pare aprimo aspetto.
In fatto, sia il pallone sopraccennatodel diametro di io metri, la sua capacitàsarà di 5 z 3 ,60 metri cubici; ora riempien-done i soli 3 quarti di gas idrogeno, essorimoverà 092,70 metriwubici d’aria, ilpeso dei quali ( calcolando quello d’un