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* AGLIATA ; savore in cui vi è infu-so l’aglio.
* AGLTO. Alitimi satimim. E' unapianta bulbosa, di cui fassi gran uso co-me condimento, di sapore forte e pic-cante, e molto antisettica. V’hanno alcu-ni paesi in cui se ne fa esteso commer-cio, come p. e. alla fiera di Baucaire ovetalvolta se ne trova in tal copia da poter-ne caricar fino dieci bastimenti. La suacoltivazione è semplicissima ; può propa-garsi colla semina, ma allora tarda a cre-scere, onde si antepone di piantare alcunispicchi osservando bene di porli diritti:qualunque terreno è buono per esso pur-ché non sia umido.
Nelle arti l’aglio si adopera per aumen-tare la tenacità della colla di farina, spe-cialmente quando trattasi di attaccare ibassi rilievi d’orò sull’oro e sull’argento,mediante un secreto pubblicato da Dufay nel 1745 nelle memorie dell’ accademiadelle scienze.
L’analisi fece vedere che questa pian-ta contiene un olio volatile molto acre ,porzione di zolfo, piccola quantità di fe-cola amidacea, albumina vegetale, e ma-teria zuccherina ; questa analisi spiega ilperchè taluna di queste sostanze separa-te, presenti talvolta un odore, che si av-vicina a quello dell’aglio.
AGO. Chiamansi generalmente conquesto nome molti piccoli stromenli perIo più d’acciajo brunito,che s’impieganoin varj usi delle arti industriali. In que-sto momento non parleremo che degliaghi da cucire , od aghi da sarte , e cer-cheremo descriverne la fabbricazione : fa-remo poscia conoscere gli altri stromen-ti che portano lo stesso nome.
Quando si considera 1. la semplicitàd’un ago, 3. la sua piccolezza , 3 . il suobasso prezzo , dovrebbe sembrare natu-ralmente, che questo piccolo isfromentojion esiga lungo lavoro nè una complica-
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ta esecuzione ; nondimeno allorché sisappia che ogni ago, qualunque siasi lasua dimensione, passa fra le mani di 120operaj e anche più, prima d’essere inte-ramente compiuto, non si può a meno dialtamente stupirne.
L’acciajo purissimo, tirato alla trafi-la, d’un diametro conveniente alla gros-sezza degli aghi che voglionsi fabbricareè il materiale che s’impiega ( T r . tra-fila). Quest’ acciajo viene recato allafabbrica in fascetti; dapprima se ne esa-mina la qualità ; a tale oggetto tagliansialcune punte d’ogni fascetto , si fannoarroventare in un fornello, e si tempera-no nell’ acqua fredda ; ciò fatto si rom-pono fra le dita affine di conoscere la.loro qualità ;i fascetti cui appartengono lecime più crude, e spezzzabili pongonsi aparte, per adoperarli alla fabbricazione,degli aghi detti inglesi.
Assicuratisi della qualità dell’ acciajo,si calibrano i fascetti, vale a dire, colmezzo d’ una staza, ( Tavola II delleArti Tecnologiche Fig. 1. ) si esamina aquale qualità d’aghi convenga il filo, se .nello stesso mazzetto il filo abbia semprela medesima grossezza, e se il filo sia u-gualmente rotondo in tuttala sua lunghez-za. Per tale operazione non fa già d’uo-po slegare il mazzetto ; se ne presentanoalcuni fili qua e là all’ intaglio della staza,nella quale si è prima provato il filo, e seentrano con più o meno facilità del pri-mo nello stesso intaglio , ciò prova chenon sono d’una perfettta uniformità: intal caso rimandasi il fascetto alla trafila >per far tirare questo filo a un grado piùfino.
La prima operazione che, a parlareesattamente, fa il fabbricator d’aghi, con-siste nel dipanare i fascetti di filo d ac-ciajo. Per giungervi, ei pone il fascettosopra un arculajo alquanto conico A(fig. 2) affine eh’esso possa fissarsi ad