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Tomo I.
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3ia Alcoole

cita sulla caldaia una reazione assai forte

per deteriorarla in poco tempo.

Lampadius raccomanda mettere primanel tino, per una dose di 4 o libbre di fe-cola, 60 litri di acqua che si riscaldanomediante il vapore fino l'ebullizione; poivi si versano 4 libbre di acido solforicoallungato in io litri di acqua; fatto il mi-scuglio, si aggiunge libbra per libbra lafecola diluita in una egual parte d'acqua.Ad ogni aggiunta, il liquido s’inspessisce;ma dopo alcuni minuti di reazione,la con-sistenza si perde e si aggiunge la libbraseguente. Si continua a sostenere la ebol-lizione col mezzo del vapore per sett’oreconsecutive; allora l’azione chimica èterminata. Con tale metodo non si correpiù rischio di bruciar lo sciloppo, nè in-trodurvi il rame della caldaia; ma questamoltiplicazione è difficile: l’altra ci sem-bra preferibile. Del resto, in qualunquemaniera si operi per determinare la for-jnazione dello zucchero col mezzo del-la fecola,bisogna, quand’è finita, privar-la dell’acido col mezzo della creta, e ag-giungerne , finché si produca efferve-scenza. Si dà tempo al solfato di calceprodottosi di deporsi; poi si decanta.Quello che resta al fondo è gettato so-pra una tela; si lavano i residui conuna piccola quantità d'acqua fredda,e si feltra di nuovo. I liquori schiariti,si fanno evaporare in una caldaia,fino algrado desiderato. Ridotto il liquido a3o.° dell’ areometro, si ritraggono i Solibbre di sciloppo per ioo di fecola; sesi porta a 45° se ne ottengono ioo perioo; infine go soltanto di zucchero sec-co. Ma e inutile portare 1’ operazione aldi là del grado necessario, per istabilirela fermentazione; quando abbiasi per og-getto di fabbricare l’alcoole.

I risultamenti sono sempre gli stessiquando si opera nella stessa maniera ;ma si possono fargli variare cangiando

Alcoole

la temperatura e la proporzione dell’aci-do. In generale fu osservato che aumen-tando la temperatura si poteva diminuir»la dose dell’acido, e viceversa. Cosi, p. e.,alcuni si sono serviti di caldaie autocla-vi per quest’ operazione, e benché im-piegassero una dose molto minore di aci-do, in meno di due ore la reazione eracompiuta: si aveva cura soltanto di farbollire l’acqua acidulata prima di ag-giungere la fecola diluita e chiudere lacaldaia. Sarebbe a desiderarsi che sif-fatti apparecchi non fossero accompa-gnati da pericoli, poiché offrirebberograndi vantaggi in questo genere di o-perazioni.

Non si forma soltanto lo zucchero aquesto modo; ma anche una materiagommosa in maggiore o minor quantitàLe proporzioni di questi due prodot-ti dipendono dalle cause indicate, a talche si può ottenere più dell’uno o del-l’altro a volontà. Couverchel, distintofarmacista a Parigi , pervenne , dimi-nuendo molto la dose di acido e la du-rata dell’ ebollizione, a non ottenereche gomma presso che interamente, odalmeno una materia che vi rassomiglia,fragile, trasparente, solubile nell’ acqua,insolubile nell’ alcoole; peraltro essa at-trae un poco l’umidità dell’aria, e credonon fornisca acido mucico, quando sitratta coll’ acido nitrico.

Si vede da quanto è detto,che per ot-tenere risultamenti più vantaggiosi,visoncerti limiti ne’quali bisogna restringersi.La proporzione indicata fin dal principiodi 3 d’acido concentralo per ioo di fe-cola, è quella che meglio riesce per otte-nere la maggior quantità di zucchero chesia possibile.

Quando si vuole trasformare Io sci-loppo ottenuto in alcoole, si procede as-solutamente nella stessa guisa che perfermentare qualunque altro liquore tue-