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Tomo I.
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Ai.cu.jli:

risulta essere mullu probabile, se noncerto, che il vapore dell’alcool sia for-mato d’ un volume di gas idrogenopercarbunato e d’ un volume di vapored’ acqua condensati in un volume.

Dicemmo, al cominciamento di que-sto articolo , che non si tratterà puntodella fabbricazione dell’ alcool, perchènecessariamente ce ne occuperemo alle

Voci DISTILI-AZIONE, FJÌRMKNTAZIOHE ed al-l' articolo vino: frattanto, siccome tra ivarii metodi avvene uno che forse diffi-cilmente altrove troverebbe posto, cre-diamo miglior partito descriverlo tosto.Fu esso una felice conseguenza dellesperienze di Kirchhoff intorno la fe-cola. Quest 1 è uno dei più bei risulta-menti d’applicazione che la Chimica ab-bia offerto da lungo tempo alle arti.Quando Kirchhoff, celebre chimico diPietroburgo , fece conoscere che le fe-cole amidacee potevano essere conver-tile in materia zuccherina fermentativa,mediante la reazione prolungata dell’aci-do solforico debolissimo, si riguardò que-sto fatto come assai curioso. Però nonessendo suscettibile di alcuna applica-zione in grande, il punto di vista teo-rico fu il solo di cui i nostri chimici sisono occupati in principio; ma quan-do i Russi, grandi consumatori di bibi-te alcooliche, come tutti i popoli delNorte, ci aveano consumato presso cheinteramente le acquevite, fummo obbli-gali cercare mezzi straordinarii di pro-curarsene, e si ricorse a quello ondefacciamo or menzione. Una volta cheI industria se ne fu impadronita, i perfe-zionamenti andarono con tanta rapidità,che si pervenne, in pochissimo tempo, airisultamene più soddisfacenti. Kirchhofl'prescrivea lar bollire per trenta sei o-re due chilogrammi di fecola con ottochilogrammi di acqua e 20 grammi diaddo solforico; aggiungendo acqua a mi-

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sura che si evapora, per mantener sem-pre la stessa quantità di liquido. Pro-lungata 1 ’ ebollizione per tutto questotempo; si satura 1 ’ acido solforico con lacreta, si chiarifica con bianco d’uovo, esi aggiunge una certa quantità di carbo-ne. 11 tutto si getta finalmente sopra unastamigna, indi si evapora lo sciloppo finoa consistenza dovuta. Seguendo questometodo, diverrebbe molto difficile |con-vertire gran masse di fecola in sciloppo;ed una dalle ragioni principali di questadifficoltà, è la grande consistenza cheacquista il miscuglio per l’azione primi-tiva del calore; esso diviene sì denso chenon si può più rimescerlo; bisogna ral-lentare il fuoco per evitare di brucciar lamateria. Invece, aggiungendola fecola inpiccole porzioni all'acqua acidulata e giàbollente, si evita quest’inconveniente, el’operazione procede con una sollecitu-dine mollo maggiore. Quattr’ore bastanoper convertire mille chilogrammi di feco-la in sciloppo, quando si abbiano vasi dicapacità adattata. Perciò adoprasi unacaldaia ordinaria, nella quale si versa a-cqua acidulata in proporzione di tre parlidi acido concentrato per 100 di fecola. Siriscalda il liquido, e quando trovasi inpiena ebollizione, vi si fa cadere unifor-memente col mezzo di una piccola tra-mogia la fecola ben diseccata: si agitafortemente. A misura che la fecola si di-luisce coll’ acqua acidulata bollente, di-sciogliesi tosto senza che il liquido pren-da consistenza. In varie fabbriche si ado-però, ma con vantaggio minore, il meto-do indicalo da Lampadius; il quale con-siste ad operare questa trasformazionedella fecola in tini di legno; mediante ilvapore fornito da una caldaia coperta eportante un tubo che comunica col fondodel tino; però con questo mezzo bisognaimpiegare più acido e maggiore tempo.La pressione cui soggiace il vapore eser-