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Tomo I.
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Alluda

Io ; indi si pelano sul cavalletta con Iospelatolo e con una pietra da aguzzarecome è costume dei concia-pelli. Biso-gna spelare le pelli appena escono dallacalce; altrimenti induriscono, ed il lavo-ro non può riuscire mai bene.

Del calcinaio. Dopo avere spelate lepelli , pongonsi nel calcinaio per farlegonfiare , intenerire e digrassare. De-scriveremo il calcinaio all’ articolo con-cia-pelli, non essendovi altra differenzafra la sua operazione e quella del con-ciatore in alluda, che nella calce adopera-ta. Scegliesi una calce debolissima quantoè possibile, la quale abbia tutte le qualitàopposte a quelle che si ricercano per fa-re una buona malta da fabbricare. Po-nesi nel calcinaio da due moggi d’acquaper un mezzo moggio di calce, gettando-vi il tutto ad un tratto acciò la calce pos-sa estinguersi in un solo punto ; altrimen-te, se non si bagnasse che poco a poco,essa diverrebbe dura e granellosa. Men-tre la calce si fonde, si va mescolandolacol bollerò, in modo che essa formi unbel latte di calce. Lasciasi quindi in ri-poso il calcinaio per servirsene due so-li giorni, dopo che è preparato acciò siaben raffreddato; senza questo ritardocorrerebbesi rischio di abbruciare lepelli.

Modo di governare le pelli. Primadi porle nel calcinaio fresco, immergonsiin un lino contenente un’ acqua di calceleggera e adoperata altra volta ; questapreparazione impedisce che siano at-taccate con troppa forza dall’ azione delcalcinaio. Lasciansi quindi in questo ba-gno-morto due o tre giorni, passati i qualidevono restare altrettanto tempo al cola-toio. Allora si pongono nel calcinaio frescoove si lasciano tre o quattro giorni ; rif-ransi e si pongono per uguale spazio ditempo a colare sull’orlo del calcinajo so-pra nn terreno inclinato dal quale l’acqua

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di calce scorrendo possa ricadere nel cal-cinaio. Replicasi questa operazione alter-nativamente per tre settimane; le pellidivengono suscettibili di essere lavoratesecondo che devono servire al camoscia-re od al conciatore di pelli in alluda giac-ché qui finiscono le operazioni comuni aqueste due arti.

Il conciatore di pelli in alluda pre-para le pelli bianche, e quelle che ser-vono a fare i guanti ; prepara ancora lepelli non ispelale, le quali devono ser-bare il loro pelo, come gualdrappe, pel-liccio, ec. Comincieremo dal lavoro del-le spelate; finiremo colle altre. Le pellieh’ egli lavora sono le medesime del ca-mosciere ; ma solo adopera quelle dibassa qualità e degli animali più giova-ni : poiché l’uso che se ne fa, esige mi-nor resistenza e minor forza delle pellicamosciate.

Quando le pelli furono bene spelatee incalcinate abbastanza pel tempo con-veniente; quando oltre a ciò le si hannoscarnate e Tastiate; pongonsi ad abbeve-rare nell’ acqua, e le si tengono. Tenerevale rastiarle colla pietra ; si lavoranodal lato del fiore con una pietra d’ aguz-zare attaccata ad un manico di legno etagliente, per raddolcirne il fiore, e le-vare il resto della lana. Si sfregano nel-l’acqua ; si attraversano dal lato della car-ne; ossia passasi il coltello sulla larghezzadelle pelli, e non già sulla lunghezza ,mentre allora non dicesi più attraversa-re. Solo si attraversa l’agnello, il qualeha d’ uopo di pieghevolezza e dolcezzaper servire a lavori delicati. I montoninon si attraversano, ma si follano nell’a-cqua coi piloni.

Rigonfiatura. Il metodo della rigon-fiatura è il medesimo usato dal camo-sciere ; ma è interessante cercare di ren-der l’acqua più dolce che sia possibile.In sei secchi d’acqua pongonsi ao chilo-