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Tomo I.
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grammi di crusca; questa quantità puòbastare per rigonfiare cento pelli di mon-tone: se però si possa avere acqua cheabbia già servito a tale operazione, equindi perduto ogni vigore, questa saràpreferibile ad ogni altra. La rigonfiaturadura tre settimane in inverno; soltantodue o tre giorni in estate. Si giudica cheil bagno comincia a levare , cioè che lafermentazione ha buono avviamento ,quando non veggonsi più sopranuotarele pelli; ciò che suole accadere in capoad un giorno la state e ad otto giorninel verno. Allora rivollansi le pelli conbastoni per due o tre minuti. Mentre dueoperai le girano, un terzo disunisce lepelli ed appicca il fuoco all’idrogeno chesi svolge. Ripetesi questa operazione piùvolte fino che il bagno non levi più. Equesto il lavoro più dilicato dell’ arte ;quello che più d’ogni altra richiede espe-rienza ed attenzione nel conciatore dipelli in alluda.

Ripassatura delle pelli. All’ uscire dal-la rigonfiatila, le pelli che voglionsi pas-sare in bianco devono andare nella stof-fa , cioè in un bagno d’ allume e saleinarino; sei o sette, e talora anco novechilogrammi d’allume per ogni centopelli, secondo la loro grandezza, forma-no la base di questo bagno : vi si ag-giunge un chilogrammo e un quarto disale marino nel verno, ed un chilogram-mo e mezzo la state. Pongonsi insiemeiu una caldaia con due secchi d’acqua.Il sale accresce la loro bianchezza.

Quando 1’ acqua è vicina a bollire, sene getta un mezzo secchio nella barellache s’inclina. Vi si passano 36 pelli l'unadopo l’altra ; la barella essendo inclinatasi spingono nella parte asciutta, e quan-do si sono passate tutte a 6 si ricondu-cono nel bagno, e vi si lasciano dieci mi-nuti per farle riavere.

Mettere in pasta. Finita questa parte

Alluda

dell’ operazione, le pelli sono pronte amettersi in pasta. A tale scopo prendonsi,per cento pelli, sei a sette chilogrammidi farina e cinquanta rossi d’uovo; dopoaver lasciato intiepidire la stoffa che haservito a passare le pelli, vi si mescolaentro la farina. Impastasi il miscuglionella barella , ponendovi poco a pocola stoffa; se ne fa una pasta chiara co-me il mele, aggiungonsi i cinquanta ros-si d’ uovo, ed impastasi a forza di brac-cia. Si passano le pelli 1’ una dopo 1’ al-tra, come per la stoffa; finito il passag-gio lascianvisi immerse fino al giornodopo. Per farle asciugare, stendonsi lepelli sulle pertiche nel seccatoio, lascian-dovele 8 a i5 giorni secondo la stagio-ne. La pasta produce gli effetti d’imbian-chire la pelle, di addolcirla e guarentirladall’ aria troppo calda ed asciutta od a/ù,che diseccandola la renderebbe dura efragile ; oltre di che non pntrebbesi a-prirla sul paleltone senza quella muci-laggine che questa pasta fa assorbire al-la pelle.

Aprire ed addirizzare le pelli. Pon-gonsi in immersione le pelli per 4 a 5minuti in un tino d’ acqua chiara; apron-si, ossia si stirano sul palettone peristenderle ed accrescere ancora la lorocedevolezza. Le pelli stiransi nel versodella loro larghezza: 34 millimetri sten-donsi fino a 56. Si ha molta cura di nonlasciarci cera ; vale a dire alcune partidure.

Dicesi raddrizzare la pelle quando sistira per lungo più che sia possibilecol mezzo del palettone ; si raddrizzasulla carne onde risparmiare il fiore ; ilpaleltone finisce d’imbianchire le pelli ,ossia la loro bianchezza comparisce me-glio quando esse sono bene stirate.

Il paleltone è una piastra di ferro lar-ga 325 millimetri (un piede) rotondalanella parte superiore, piantata sopra una