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passano al guantaio , perdi* ei ne faccia
guanti de’più belli e più fini.
Della concia in alluda delle pellinon ispelate .
I conciatori in alluda di Parigi indi-cano sotto il nome di Gualdrappate lepelli di montone ch’essi lavorano in la-na, e servono a coprire il collo dei ca-valli e dei muli, a fare gualdrappe, eguernire mille oggetti che devono esse-re impellicciati, e che lungo sarebbe l’an-noverare.
Scelgonsi le più belle pelli , quelle lacui lana è più lunga, più chiara, menofeltrata , ed i cui fili si separano facil-mente : quelle infine che presentano mi-nori difetti ; e tali da poter fargli spa-rire colla lavatura. Siccome queste nonsi mettono in calce , così lavoransi inmodo di conservar loro il pelo . Pertale oggetto si fanno inzuppar d’ acqua,poi lavare ed ammollire ; e col ferroda scarnare vi si leva quanto più dicarne è possibile. Alcuni operai, ligii del-P antico metodo oggi abbandonato , lepassano in calce; ma in questo caso con-viene impiegare una calce molto più chia-ra delle altre ; e sarebbe imprudente la-sciacele più di due ore, mentre alloraessa non penetra che la metà della pelle ;però noi lo ripetiamo: a Parigi questometodo è abbandonato da lungo tempo.
Si possono passare in un’ acqua dicrusca vecchia e quasi spossata; vi si la-sciano tre o quattro giorni, dopo i qualilevasi la crusca, ciò che dicesi arriccia-re. Si ripassano in bianco , usando l’at-tenzione di piegarle colla lana al di den-tro; ma la stoffa componesi di otto a no-ve chilogrammi d’allume per cento pelli;cioè più che per le pelli spelate. La pa-sta si fa nello stesso modo che per que-st ultime , ma invece d’immergervi le
Allcdeli.o
pelli stendesi la pasta sulla carne ove silascia quindici o dieciotto ore acciò vi siconsolidi : quindi stcndonsi nel seccato-io per farle seccare.
In tale stato si bagnano con acquapura col mezzo d’una coda di montoneattaccata in cima ad una pertica; piegan-si, si ammucchiano, caricansi con pietresovrapposte , e così si lascian due gior-ni. Apronsi sul cavalletto col ferro ro-tondo, si ripassano sul palettone , ponen-dole nel verso della loro larghezza ; sifanno seccare esponendole colla lana al-l’aria, e, quando è possibile, al sole;finalmente si raddrizzano sul palettone.
Moltissimo importa durante tutte que-ste operazioni avere gran riguardo al-la lana; un solo bioccolo che manchi aduna pelle la fa apparire calva e logora,e le toglie molto del suo valore.
I vitelli e gli agnelli col pelo, lavoran-si nello stesso modo , e solo con qual-che piccola differenza negli apparecchi.Quanto più grossa è una pelle, tantomaggiore è la quantità d’allume e di saleche si dee porre nella stoffa. Pei vitelliponesi un mezzo chilogrammo d’allumee di sale per ogni pelle. Si lasciano quat-tro giorni nell’allume dopo i quali si ri-passano, si follano una seconda volta, equando sono mezze asciutte, si apronosul cavalletto,e si ragguagliano colla mez-za lana. In primavera otto giorni bastanoper ripassare questa sorta di pelli.
Quanto a quelle d’agnello, si lascianoimmerse otto giorni , poi si lavano col-1’ acqua chiara, e lasciansi ben Sgoccio-lare; quindi pongonsi otto giorni in unbagno preparato con farina di segala nonistacciata, ed acqua fredda, avendo laprecauzione di rimuoverle una o duevolle al giorno. Si fanno asciugare, poistiransi col ferro, e si sbattono con bac-chette dal lato del pelo. (E.)
ALLUDELLO , che pure alludello