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Tomo I.
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Antimonio

pone uniformemente sul snolo d’un for-nello di riverbero: si riscalda dolcemen-te affine di evitar la fusione e poter mag-giormente moltiplicare le superficie. Po-co a poco il solfo si svolge, il metallo nerimane libero, assorbe l’ossigeno, e, dopoun tempo bastantemente prolungato, lamateria riducesi in una polvere grigiadi cenere, la quale non è altro che unossido di antimonio, riunito ad una quan-tità più o meno grande di solfuro sot-trattosi dalla calcinazione: però non èesso un ossido solforato, come diversiautori ripeterono, perchè 1’ ossido nonsi solfora.

Questo ossido grigio che contiene ilsolfuro, è la base di alcune composizio-ni. Se si fa riscaldare in un crogiuolo,prontamente fondesi, e colato immedia-tamente si ottiene il croco, o il fegatod antimonio , secondo la proporzione disolfuro che esso ritiene. Questi due pro-dotti sono opachi, di spezzatura vetro-sa; ma il croco è di color rosso traen-te al giallo ; è formato, secondo Thom-son, d’ una parte di solfuro e quattrodi ossido. Il fegato et antimonio , co-sì chiamato dal suo colore, è d’ un rossopiù carico e più appannalo; contiene ,secondo lo stesso autore, una parte disolfuro e due parti di ossido. Perciò siaggiunge un poco di solfo nel crogiuolo,quando si vede che il solfuro fu troppodecomposto per ottenere il fegato di an-timonio. Allora, una parte del solfo, ag-giuntovi s’impadronisce dell’ossigeno d’u-na porzione dell’ ossido ; formasi uu aci-do solforoso che si svolge. Quest’ ossidocosì ripristinato si combina all’ eccessodel solfo ; il solfuro che ne risulta si di-scioglie nell’ ossido. Checché sia delleproporzioni indicate da Thomson, è po-co probabile che siano a quel grado diregolarità da lui assegnato. L’ ossido e ilsolfuro si disciolgono reciprocamente in

Antimonio ! f > i

proporzioni variabilissime, come fece ve-dere Proust, che primo riconobbe la ve-ra natura di tutte queste combinazioni.

Esiste una terza combinazione di sol-furo d’ antimonio e di ossido, che vienemolto usata, ed è quella che si conoscesotto il nome di vetro ÌCantimonio. Si ot-tiene ugualmente fondendo 1’ ossido cheproviene dalla calcinazione del solfuro ;colla differenza che si sostiene la fusionepiù lungo tempo, e finché una porzionedella materia estratta dal crogiuolo siconcreta col raffreddamento, in un ve-tro trasparente di colore giacinto. A que-sto punto, si cola la materia sopirà unapiastra di ghisa leggermente unta, e siottiene il vetro d’antimonio che diversi-fica dalle due altre preparazioni da noiindicate, nel contener meno solfuro eper la sua trasparenza ; la quale dipendeda una porzione di silice tolta al crogiuo-lo nel tempo della fusione. Questo alme-no risulta dalle analisi di Vauquelin.

Le tre composizioni, testé descritte,sono assai impiegate dai veterinari; siadopera frequentemente nei laboratoi ilvetro d’ antimonio per la preparazionedel tartaro emetico. Con questo vetro gliantichi fabbricavano quei bicchieri, neiquali lasciavano a lungo il vino biancodi cui si servivano come purgativo. For-mavasi, principalmente alla parte supe-riore, una porzione di ossido che com-binavasi coll’ acido del vino. Ciò basta-va per renderlo purgante, e sovente an-che emetico.

Allorché vuoisi ottenere l’antimoniometallico in istato puro, si prende l’ossi-do grigio di che abbiamo parlalo : si me-sce con circa la metà del suo peso ditartaro greggio polverizzato, che, come ènoto, è un composto di acido tartrico ineccesso e di potassa. Questo miscuglio sidistribuisce in crogiuoli collocali in mez-zo ad un fornello di fusione, o in un gran