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storia di questo singolare metallo. Lamedicina, e principalmente la parte vete-rinaria, ne trasse molte utili preparazio-ni. Siamo lungi dal poter tracciarne inquesto luogo una storia compiuta; nè locomporterebbe lo scopo di quest’opera:ma diremo quanto è necessario per farconoscere i caratteri generali di questometallo, i metodi usali per estrarlo dallaminiera, le diverse preparazioni che sene traggono, il loro grado di utilità sinelle arti, che in medicina. Comincere-1110 dall'avvertire, affine di evitare con-fusioni, che in commercio quello chechiamasi antimonio, è il solfuro di anti-monio; il metallo è conosciuto sotto ilnome di regolo d’antimonio. Noi in veceadopreremo le parole nel loro vero si-gnificato; per noi l’antimonio sarà l'an-timonio metallico, non già il suo solfuro.
Trovasi 1 ’antimonio in natura, sottotre stati differenti ; allo stato nativo, equesto è poco frequente ; allo stato disolfuro in grandissima abbondanza, anziè la sola miniera di antimonio che sca-visi per estrarne il metallo; finalmen-te incontrasi anche, ma di rado , allo sta-to di ossido, e più rare volte ancora allostato di idrosolfuro. Non è nostro pen-siero di qui descrivere ciascuna di questeminiere, e dobbiamo occuparci soltantodi quella che viene scavata e forma l’og-getto d’ un particolare lavoro.
Il solfuro d’ antimonio dei chimici, o1 ’ antimonio solforato dei mineralogisti,ha per caratteri principali di presentarsisempre sotto forma di aghi di color gri-gio d’ acciaio, e d’un vivissimo splendo-re metallico. Per lo più questi aghi sonodisposti parallelamente; talvolta sono sìvoluminosi e fra loro disgiunti, che si pos-sono contare le loro facce: sono prismitetraedri terminati da piramidi dello stes-so numero di facce. Sono estremamen-te fragili e fusibilissimi ; basta a liquefarli
Antimonio
il calore della fiamma d’ una candela; laloro polvere sparsa sopra le brage esalaun odore di solfo: questo solfuro, trat-tato coll’acido idroclorico, produce mol-to gas idrogeno solforato.
Le principali miniere di solfuro d'an-timonio di Francia trovansi nei diparti-menti del Gard, del Puy-de-Dome e del-la Vandéa : ultimamente una se ne sco-prì nel dipartimento dell’Ariege , la qua-le ha il vantaggio sopra le altre di esse-re affatto priva di arsenico ; il che è ra-rissimo. Per lavorare questa miniera, sicomincia dal separarla dalla sua matrice,che più d’ ordinario è barite solfata, oquarzo. Si pesta la miniera, si raccogliein vasi di terra o crogiuoli ; si collocanoquesti crogiuoli in fornelli, e col mezzo ditubi egualmente di terra, si fanno co-municare con altrettanti vasi posti ester-namente, che servono di serbatoio. Siriscalda il fornello con carbone fossile; ilsolfuro si fonde, cola, e la matrice restanei crogiuoli : si toglie e si riempiono dinuovo i vasi. Il solfuro è tanto fusibile,che 1 ’ operazione procede rapidissima-menle e costa pochissimo. Nel diparti-mento della Yandéa si procede diversa-mente : adoprasi una specie di fornello diriverbero circolare, il cui fondo è conca-vo ; si colloca la miniera su questo fon-do leggermente intonacato, poi si riscal-da: a misura che il solfuro si fonde, essooccupa la parte più inferiore, e la si traemediante un foro, che comunica con unbacino posto in vicinanza al fornello.Una porzione di questo solfuro vienespedita in commercio sotto forma di gros-se masse o pani ; I’ altra si lavora per e-strarre il metallo, o fare diverse prepara-zioni antimoniali, moltissimo usate in me-dicina veterinaria. A tale oggetto si co-mincia a spogliare il solfuro, quanto èpossibile, dal solfo, col mezzo d’un calo-re moderato. Si pesta la miniera; si dis-