ìG Litografia
oppure riscaldarla, approssimandola alfuoco, od esponendola al sole. Nel primocaso bisogna riscaldarla mollo gradata-mente perchè non si spezzi.
' La temperatura conveniente è all 1 in-circa quella dell’acqua tepida dai 35° ai3G°. Si riesce, men beue però, anchesenza riscaldare la pietra.
Così preparata, la si stabilisce sul tor-chio, e vi si applica la carta su cui .fuscrilto. Si può sfregare la pietra con unpannolino, leggermente unto coll 1 olio ditrementina, e ben netto. Si lascerà eva-porare P essenza, e cinque ad otto mi-nuti prima di applicarvi la carta la si ba-gnerà al di sotto della scrittura con unaspugna in maniera che l’acqua vi pene-tri da per tutto.
Prendesi allora la carta con ambele maui alle due estremità, e ponesi leg-germente e successivamente in modo chenon faccia alcuna piega, e si applichi e-sattauiente su tutta la superficie. Si avràdisposto il torchio in modo che I’ im-pressione riesca esatta, e si avrà prontadella carta da stampa per cangiarne i fo-gli all’uopo.
La carta scritta o disegnata posta sul-la pietra, copresi con un foglio di cartada stampa, si dà una lieve pressione poiima seconda, una terza e auche più, fin-ché si giudica che la scrittura sia beneapplicata. Togliesi ad ogni compressionela carta da stampa, perchè imbevuta diacqua, e sene sostituisce di asciutta. Tut-te queste operazioni debbonsi fare condestrezza e celerità, massime quando lapietra è calda. Rimane da togliere la car-ta che trovasi fortemente attaccata allapietra ; a tale oggetto, la si bagua conmolla acqua finché sia dovunque penetra-ta. Allora distaccasi facilmente dalla scrit-tura che sola aderisce con forza alla pie-tra. Se l’operazione, per cui occorre qual-che pratica, è ben fatta, non deve restar
sulla carta alcuna traccia di inchiostro’.Nel caso che alcuui tratti non fosserobastantemente distinti sulla pietra, si puòritoccarli colla penna o col pennello quan-do la pietra è ben secca.
Siccome parte della colla della cartatrovasi aderente alla pietra, la si toglietotalmente con una spugna bagnata. Siprepara poscia la pietra coll’acqua fòrtee si stampa, come esporremo in appresso.
L’ autografia non si limila soltanto atrasportare le scritture e i disegni fatticoll’inchiostro autografico ; si può anchetrasportare un foglio stampato io carat-teri tipografici con tale conformità ed c-sattezza, ch'è quasi impossibile scorgervialcuna deferenza. Ciò può esser utilequando trattasi di unire caratteri orien-tali, di cui mancano le tipografie, conparole e frasi in caratteri tipografici.
Si possono similmente copiare le cartee i disegui intagliati io rame, quando sie-no poco complicali. A tale oggetto si dàal rame l’inchiostro autografico, stempe-rato convenientemente, e si ritrae uriaimpressione. In vece di quest’inchiostroadoprasi una composizione fatta con unaparte di cera, una di sevo, e tre di in-chiostro litografico, si riscalda insiemeogni cosa, e, se occorre, aggiungasi un po-co d'olio d’oliva. L’ impressione deefarsi sopra un loglio di carta autografica,e operare immediatamente il trasportosulla pietra, dopo averla stropicciata conolio di trementina. Son necessari Ire aquattro colpi di torchio, ed anche più; siseguiranno d’altronde i metodi già indi-cali. E'bene attendere venliqualtr’oreprima di preparare la pietra, affinchè siabene penetrata dall’ inchiostro ; poscia sigomma la pietra, si lava e si stampa.
Questo metodo, che non veuneperau-co usato nelle litografie, merita attenzio-|no perchè con esso si ha il mezzo di ri-produrre e moltiplicare le carte geografi,-