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Tomo VIII.
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Macchile

mini avrebbero fatto io un giorno, lavo-rando tutti insieme. L’esperienza, che vaperfettamente d’accorrlo con la teoria,stabilisce come fatto costante, che in\tutte le macchine si perde in velocitàquanto si guadagna in potenza ; vale adire, si perde in tempo, quanto si gua-dagna in forza.

Questa proprietà fondamentale, ine-rente a tutte le macchine in generale, eche non dee venir mai trascurata da unmacchinista , dimostrasi evidentementecol principio delle velocità virtuali. Sien-vi due potenze P e Q in equilibrio, ap-plicale alle due braccia d'ima leva inflessi-bile ; s’immagini che una causa qualun-que rompa questo equilibrio, e faccia lo-ro percorrere nello stesso tempo spaziinfmitameDte piccoli in direzion vertica-le. ma proporzionati olle braccia di leva,« se si vuole alle potenze. ChiamiamoleF, ed e. Ora perchè le potenze P e Q a-nirnate-dalle velocità E ed e possanoconservare il loro equilibrio, fa d’uopoche la loro quantità di moto, ossia il pro-dotto della potenza P- moltiplicata per lavelocità E, uguagli la potenza Q molti-plicata per la sua velocità e. Ciò si espri-me con l’equazione PEzziQe; dal che ri-sulta che se le potenze si ponessero in mo-to percorrerebbero spazi che sarebberoad esse proporzionali. Ora questo prin-cipio dimostra in generale che la potenzaperde nel molo ciò che guadagna nell’e-quilibrio. (Tale argomento sarà viemme-glio trattalo all’articolo moto ).

Siccome l’attrito modifica molto gli ef-fetti delle macchine, principalmente al-lorché la composizione di esse è compli-cata, così bisogna avervi riguardo nel cal-colarne gli effetti, L’ omissione di valu-tare ciò che va perduto dalla forza mo-trice per vincere gli attriti, produce er-rori spesso spiacevolissimi e sempre co-stosissimi (V. attrito).

Dh. Tecnol. T. Vili.

Maociiise 65

Vi sono alcuni mezzi di diminuire gliattriti, sia pulendo bene le superficieche scorrono 1’ una sull’ altra, frappo-'nendovi rotoli, ungendole con qualchesostanza grassa, strofinandole con mate-rie saponacee o piombagginose, ma prin-cipalmente evitando, nella costruzione,di far iscorrere corpi della stessa naturagli uni sugli altri. L’ esperienza provache metalli diversi muovonsi con mag-gior facilità o scorrendo o girando, e silogorano men presto strofinandosi l’unocontro l’altro, che non farebbero varipezzi dello stesso metallo. Il ferro, 1’ ac-ciaio, la ghisa si muovono più facilmentesull'ottone o sul bronzo, che fèrro con-tro ferro, acciaio contro acciaio, ghisacontro ghisa. Nullameno l’acciaio bentemperato e pulito contro acciaio pari-menti temperato e pulito dà minor resi-stenza d’ ogni altra uuione.

Con tutte queste precauzioni si giun-ge bensì a ridurre ad un minimo laresistenza degli attriti, ma non si puòmai, per quanto semplice sia una mac-china, giungere ail annientarne del luttogli effetti. Una macchina senza attrito èquindi una chimera; tale si è dunqueanche il moto perpetuo , sì vantato e ri-cercato da alcuni sedicenti macchinisti,le cui limitate cognizioni non fanno nem-meno loro comprendere la resistenzache oppone 1’attrito al moto delle mac-chine.

Croire lotti inverile, c'esitine erreurprofonde ;

Cesi prendre l'horizon polir les bor-nes du monde , (a}

{a) Tutto inventalo credere egli è no-error profondo;.

É 1’ orizzonte prendere quale confilidel mondo,

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