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Tomo VIII.
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«fisse un poeta; ma è un altro errore, al-trettanto e forse più deplorabile, vedermolte persone, anche assennatissime inogni altro argomento, rovinarsi nella ri-cerea di quella che chiamano la grand o-pera della meccanica, e spesso morirneper dispiacenza. E' questa una vera mo-nomania, una malattia morale, il cui ri-medio non si trova che nella istruzione.(Tale soggetto si troverà trattato con lameritata importanza all’articolo moto.)

Nella maggior parte dei casi, si cereadiminuire per quanto si può 1’ effettodelj’ attrito, mentre da un lato consumain pura perdita una parte della forza mo-trice sempre assai costosa, e dall'altro èuna causa continua di distruzione dellamacchina ; ma vi sono alcuni casi in cuiè utile, ed anzi cercasi di accrescerlo, co-me nei freni dei mulini o delle vetture ; inquelli col cui mezzo moderasi la discesadei trasporli di carbone o di mineralesulle strade di ferro. Nel primo caso ab-biamo veduto che le superficie sfregantidevono esser ben pulite, e principalmen-te falle di sostanze diverse ; nel secondosi seguirà la regola inversa, e si daràmolto diametro e larghezza alle ruote deifreni, che si inviluppano d'un cerchio diferro solidamente fissalo per un de’ suoicapi, mentre lo si stringe dall’ altro conuna leva.

lino dei dinamometri che abbiamodescritto al principio di questo articolo,essendo frapposto fra il motore e lemacchine che lavorano, indicherà: i.° lafurza del motore ; 2 .° la resistenza pro-dotta dagli attriti tanto del meccanismointermedio, che delle macchine in moto,ma che non lavorano, vale a dire, la quan-tità del moto impiegata in sola perditache chiameremo passiva ; 3 ° la quantitàdi forza che consuma ogni macchina gi-rando con la velocità che esige il lavororeale che essa la; la somma delle re-

Maccuise

sislenze si attive che passive che devonoessere in equilibrio col motore girandocon una data velocità stabilita. L'amniis-sidne dei dinamometri nelle macchine ri-sparmierà gli sperimenti talora multo co-stosi, che era necessario di fare per sa-pere quale quantità di lavoro si potreb-be eseguire con una data forza motri-ce ; mostreremo l’enorme consumo diforza che si fa per trasmettere il moto indirezioni orizzontali a grandi distanze,laddove invece questo consumo di forzaè appena valutabile per gli assi verticali.Quindi, allorché la natura del lavoro ilpermetta, è meglio innalzarsi che esten-dersi. Gl’Inglesi tanto illuminati in pun-to di economia industriale, danno alleloro fabbriche, principalmente alle filatu-re di cotone, una grande» altezza, nonminore di sei ad otto piani. Il moto d onpernio od albero verticale in una bron-zina, e sucressivainente in collari postiad ogni piano in linea verticale, non pro-va quasi veruna resistenza. (E.M.)

Quanto al calcolo della forza necessa-rio per animare una macchina, date es-sendo la sua natura, la sua disposizione,e la resistenza, la si decompone nei suoielementi, vale adire in macchine sempli-ci, mentre si è già dello che per quantocomplicato sia un meccanismo , esso èsempre composto di carrucole, piani in-clinati, leve, verricelli, ec. i quali com-binati insieme reagiscono gli uni suglialtri. Le pressioni che esercita unadi queste macchine semplici sulle dueche sono in contatto immediato con essa,sono simili fona alla forza, l’altra allaresistenza che questa [«arte del mecca-nismo deve animare : ognuna di questedue potenze indicherassi ron una letteraper esempio P I’una e O l’altra. Nelcaso di equilibrio vi avrà fra P e Q unarelazione conosciuta, «he è quella ondeabbiamo pailato fra la potenza P e!»