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Tomo VIII.
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Madia

ménte. Il pubblico disgustalo dal lavoroa braccia rifiuterà di mangiare il panefabbricato coi metodi finora mali. Lamacchina di Gui è troppo semplice e co-moda per non venire preferita.

(Fr.)

” La pasta onde si servono i panal-tìeri francesi, essendo mollo più molledella nostra, attesa la dirersa qualità delpane usato colà, non sappiamo fino aqual segno le maciulle che abbiamo de-scritto possano a noi tornar utili. Cre-diamo quindi far cosa grata ai lettori, tra-scrivendo loro la descrizione della ma-ciulla meccanica inventala dal valentissi-mo nostro meccanico veneziano Albanese,la coi recente perdita è sì deplorata ; ma-ciulla che venne creduta degna della me-daglia d’ argento dall’ I. R. Istituto diScienze lettere ed arti, e il cui buon ef-fetto venne comprovato dall 1 esperien-za. (a).

« La sua maciulla , come vedetti nella" fig. i della Tav. XLII delle Arti» meccaniche , è composta di un cilindro» verticale sorretto da tavola ben resi-» stente alla forza necessaria per porlo» in rotazione, ii qual cilindro viene ab-v bracciate» nella parte superbire da un» tavolato, che resta fissato alla sottopo-ni sta tavola, mediante due stanti fermi,v che servono anche per regolare il si-» sterna che resta dietro; sistema che si« cangia a tenore de’ casi e delle cir” costanze; come sarebbe a dire nella» maggior « minor quantità della pasta» da lavorarsi , oppure nel volere una" maggiore o minor manipolazione della» pasta stessa. Il cilindro indicato dev'es-» sere nella sua meta inferiore scannel-la) 1 piedi e pollici di cui sì parla inquesta descrizione sono veneti, e i funti vien-nesi ; ne daremo il ragguaglio in pesi e mi-sure metriche.

Madia (or

» luto, e posto in rotazione da una leva>» angolare , che, dall' alto discendendo ,» trovasi assicurata da un freno orizzmi->1 tale. Fra i descritti due stanti, si do-li irà adattare un pezzo, a bella posta>1 costruito , delle dimensioni medesime« dello spazio compreso fra gli stessi,» nello interno concavo, di figura para-li bulica, scannellato a doppia distanza» del comparto del cilindro indicato: il« qual pezzo è ritenuto nel di dietro da» due lamine di ferro, che, come impe-li discono la sua retrocessione, cosìpos-u suno avanzarlo al cilindro pei bisogni11 indicati, e ciò con tanta forza c solicii-u tà da poter resistei e alla spinta delu cilindro, quando trovasi in rotazion couu la pasta.

« Dinanzi del pezzo descritto, stannoii assicurale a cerniera due porlelle, leii quali servono a premere la pasta, quan-ti do, compiuto il giro dal cilindro, ei» trova questa dalla opposta parie; «u fan sì, che dessa torni di nuovo onde» è venuta, offrendosi in diversa guisan «Ila pressione sempre costante del cr-ii liadro anzidetto.

n Innanzi di porre la pasta entro la» macchina, conviene regolare l’aperturai» interna, cioè fra il cilindro e l'aperturau concava, e questa regolazione secondoii la quantità, durezza, e manipolazione» della pasta da lavorarsi. Si regola ta-li le apertura, con avvicinare o allon-i> fanale il pezzo parabolico , mediantew le cavicchie di sicurezza poste alle la-« mine forate, si superiori che inferiori.

I « Eseguita questa operazione, s’introduceio la quantità di pasta a tenore della ca-,o pacità della macchina, la quale, secon-di do a quella che qui descrivo, ne può« ricevere fino a cento forili (56 chil.);» indi questa, premuta mediante una» delle porlelle, s' introduce fra il cilin->i dro ed il pezzo patabulico, «d il moto