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MarrocchiNo
ji ebbero «la Granger, chirurgo della ma-rma reale e buon osservatore, che viag-giò in diversi paesi per ordine del mini-stro, il conte di èlaurepas, il quale di-resse successivamente all’Accademia [«le-ziose cognizioni sopra diversi rami d'in-dustria e di storia naturale. La sua de-scrizione di quest’arte, da lui appresanel Levante, è dell’ anno i^35 : venneriprodotta da Lalande nella Enciclope-dia. Da quest’epoca varie fabbriche dimarrocchini stabilironsi in Francia , mas-sime quella di Fauler, che divenne lapiù importante e più accreditala per lasuperiorità de’ suoi lavori.
Questa fabbricazione all'incirca rima-se quella che era in origine, e seguousituli’ ora i metodi descritti «la Granger, epubblicati da Lalande . ìVullameno si semplacarono alcune particolarità, e se neperfezionarono delle altre : sicché vennein effetto migliorata, ma è difficile chenoi ci spieghiamo chiaramente perchè inciò appunto consiste la prosperità diqueste manifatture, e divulgarne le co-gnizioni sarebbe recar loro un gravepregiudizio a profitto degli stranieri.Tuttavolta faremo conoscere alcuni diquesti miglioramenti, e terremo occultosoltanto quello che maggiormente costi-tuisce la buona riuscita di queste nostremanifatture, e loro procura il sommovantaggio di poter commerciarle a prez-zi più moderati, e così metterle assoluta-mente al di sopra delle manifatture stra-niere.
Le pelli che servono a fare il inarroc-chino sono, come dicemmo, quelle di ca-pta e di montone. Le prime sono piùpieghevoli, più belle, e di maggior dura-la, ma pel loro prezzo maggiore se neconsumano poche.
I fabbricatori di Parigi traggono le.pelli di capra da diversi luoghi : per laFrancia preferiscono quelle dell’ Auver-I
Mirro cernito igg
gna, del Poitu e del Delffnato : molteanche ne ritraggono dalla Svizzera dallaSavoia e dalla Spagna : queste ultimesono ricercate per la loro resistenza ebuona qualità, e quelle di Francia lo so-no per una maggior finezza. In questepelli il tuarrocchinaio ne trova moltissi-me da rifiutarsi, perchè il menomo di-fetto rendesi molto apparente quandoson tinte, specialmente in rosso. E 1 im-possibile, per quanta cura si abbia nellascelta, accorgersi d’ ogni difetto, mentrebastaDO anche i più leggeri a render lepelli sì difettose che non si potrebberoassolutamente tingere in rosso, eh’ è ilcolore più dilicato, e richiede la maggiorperfezione. Quindi il fabbricatore, a mi-sura che le lavora, le esamina nuovamen-te e le classifica per colori, vale a diremette a parte le più difettose per le tin-ture cariche, e le più perfette pei colorichiari, pel rosso in particolare.
Le pelli di capra ci giungono secchecol proprio pelo. Il primo lavoro è ram-mollirle, ed aprirne i pori per farvi pe-netrare le sostanze occorrenti alle suc-cessive operazioni. Ciò ottiensi facilmen-te con una semplice immersione inacquacorrotta, ove lasciatisi piùo meno secon-do il loro grado di disoccazione, la lorospessezza, ed anche la temperatura dellastagione, perchè in «[«lesto bagno prova-no una sorta di fermentazione che oltreun certo grado guasterebbe la pelle.Apprendesi colla pratica a conoscerequanto debbonsi lasciare nell’acqua, loc-chè si fa dai due ai cinque giorni. Quan-do si credono bastantemente ammollite,si dà loro un primo lavoro sul cavallet-to, per istaccarvi il grasso o la carne la-sciati dai macellai, e toglier le pieghe fat-tesi colia diseccazione. Dopo ciò tengun-si nell’ acqua fredda per dodici ore, poisi sciacquano nell’ acqua stessa.
Quando le pelli sono bene sgocciate,
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