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fondo e le loro incudini sono fitte invarie fogge, secondo la forma che si vuoldare ai pezzi. Il magoniere, seduto,come dicemmo, presso all’incudine, di-rige il lavoro del martello sulle diverseparti del pezzo che muove a mano.
Lo strepito che fanno questi martelliallorché lavorano a freddo si è tale, chequando ve ne abbia diversi in una stessaofficina, è impossibile farsi intendere dachicchessia in altro modo che a segni.
(E.M.)
Martello da legnaiuoli. Martello diferro, non molto grande, di forma qua-drangolare, con bocca piana da picchia-re, e colla penna stacciata e augnatadivisa per lo mezzo, e piegata alquantoall’ingiù per metter a lieva e cavar chio-di; e questa siffatta penna si chiamagranchio.
* Martello terzo e terzetto dicono imagnani quello che serve quando si baltein due o tre persone.
Martello da appianare. Martellodegli artefici di metallo, di figura tondae interamente piano nelle facce delle duebocche, e serve per istiacciare la pia-stra di metallo e renderla piana.
* Martello da mettere a fondo ,h' grosso in mezzo, e nell’estremità del-le due penne sottile, e di figura mezzatonda: adoprasi dagli argentieri ed altrimaestri di metallo, per lavorare le particoncave de’vasi e delle figure.
Martello da battere a mazzetta.Quello di cui si servono queglino chelavorano vasi e figure di metallo peristendere le piasti e di esso. Tali martel-li sono di più forme : cioè martello datasso die batte per piano, altri che bat-tono con penna mezza tonda, elle dicou-si martelli da tirare.
* Martello dell' uscio. Y. battitoio,
MAKT1NKLLO . La sega dentata
AB(Tav. XXXIV delle /Irti meccaniche ,
Martikello 2o5
fig. 3.) è ritenuta in una forte cassaliL.Al di sopra vi si lascia un’ aperturaper cui può uscire, questa sega, quan-do si fa girare il rocchetto E, che in-grana co’denli di essa, e la fa cammina-le. Questa macchina si adopera per in-nalzare i pesi che si pongono alla estre-mità A della sega sopra un uncino, unincavo che li tien ferini. Il punto d’ap-poggio si trova sul suolo, o sopra qual-siasi altro corpo resistente, appoggian-dovi P altro capo L della cassa. Il roc-chetto ponesi in molo con un manubrioF, disposto, come si vede nella figura.La cassa dev’essere di legno di quercia,molto solida e rinforzata con cenili diferro. 1 denti sono falli dietro le soli-te regole. (V. desti e sega dentata.)
Siccome il peso, o la resistenza appli-cata alla cima della s£ga, si considera co-me poggialo immediatamente sol dentedel rocchetto che sostiene questa sega,cosi il momento di questa resistenza re-lativamente al centro di rotazione delrocchetto deve essere uguale a quello del-la potenza P : quindi nel caso d" equili-brio del martinello, la potenza sta allaresistenza come il raggio del rocchettosta a quello del manubrio: proporzioneche darà sempre la misura della forza daimpiegarsi (V. verricello.)
Quando si è prodotto 1’ effetto volu-to, se la potenza P che agisce sul manu-brio cessasse di spingerlo, il peso fareb-be discender di nuovo la sega, obbligan-do il rocchetto a girare in senso oppo-sto. A fine di permettere alla potenza Pdi riposarsi, vi si adatta un nottolinodie impedisce al rocchetto di girare insenso opposto. Perciò al di fuori dellacassa, sull’asse quadralo del manubrio,vi è una ruota a sega ne’ cui denti entraun solido nottolino che vi cade pel solosuo peso, e die si può sollevare allorchési vuol far entrare la sega nella cassa.