ao6 Martinello
Spesso adoprasi il manubrio a bracciocurvo, ina questa curvatura è imitile,giacché, come abbiamo veduto alla parola manubrio, pel braccio di questo si de-ve intendere il i aggio del circolo che es-so descrive.
Allorché si vogliono produrre effettimaggiori, adopransi martinetti composti ,ossia varie ruote dentale che ingranano iorocchetti (V. la fig. 4 ); in tal caso la teo-rica degl’ingranaggi c'insegna che la po-tenza sta alla resistenza come il prodot-to dei raggi dei rocchetti sta al prodottodei raggi delle ruote moltiplicati pel brac-cio del manubrio (V «dote dentate.)
Il martinetto a vite è uno stromentoonde si servono gl’ imballatori, i vettu-rali, carrettieri ed altri, per cignere dicatene di ferro e strignere le balle, vali-gie e fardelli che devono trasportare evogliono unire con un legame atto a re-sistere alle scosse ed ai trabalzi della vet-tura. Cingonsi primieramente le balle convari giri d’nna catena di ferro, e se netirano e uniscono con forza i due capi,mediante un martinello a vite. Un forteuncino di ferro entra in uno degli ultimianelli della catena ; questo uncino è uni-to ad una madre quadrala perpendicola-re all’asse dell’uncino; un altro uncinoe madrevite abbraccia 1' altra estremitàdella catena, e si tratta di ravvicinarecon Ibi za e fissare queste due madreviti.Si ha una spranga di ferro rotonda, lun-ga circa io pollici, lavorata a vite da ca-duun capo fino a poca distanza dalla suametà ; questo intervallo è quadrato ed èfurato da parte a parte con due burhiche s’ incrociano ad angolo retto. 1 ver-mi delle viti camminano in senso oppo-sto, gli uni correndo a destra, a sinistragii altri ; si fanno loro imboccare le ma-dri, e si vede che girando la spranga socui sono queste viti, le madri vi si avan-zano tutte e due sempre più fino a non
Marti nei. i.o
rimanere distanti tra loro che del picco-lo spazio che rimane alla metà dellaspranga. Per obbligare le vili a girare,,adoprasi un lungo chiodo o un bastonci-no di ferro che entra in uno dei buchiche si disse esservi nella spranga; questobastoncino serve di leva per girare sulsuo asse la doppia vite; ad ogni colpo sifa descrivere alla vite un quarto di gi-ro. Tale strumento ha una gran forza,costa poco, dura a lungo, resiste allapioggia ed agli urti, soddisfa insommaottimamente al suo scopo.
! Il martinello a noce ha lo stesso uso.In una cassa quadrata di ferro di circa 3pollici di lato, vi è un rocchetto il cuiasse quadralo viene abbracciato al di fuo-ri da una chiave a manubrio. Il rocchet-to ingrana con una sega di ferro denta-ta, munita d’tin uncino alla suoestremi-
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, tà; questa sega è lunga 6 a 7 pollici,'secondo uncino è attaccato stabilmentealla parte inferiore della cassetta. Si com-1 prende che, quando si è fatta uscir fuorila sega io tutta la sua lunghezza, i dueuncini sono lontani circa io a 12 pollici.Girando il manubrio per far rientratela spranga nella cassa, gli uncini si riavvi-cinano fra loro: ora se essi sono impegna-ti in due anelli della catena verso i suoicapi, si viene in tal guisa a tirare la ca-tena per islrignere i fardelli che essa ab-braccia e cinge. Un nottolino che entrain una ruota a sega, come nel martinellocomune, tien fermo il rocchetto, e man-tiene la catena tesa al grado voluto. Aldi fuori della cassa vi è un’ ala mobilea cerniera, e riceve in un occhio un na-sello di cui s’infila l’anello d’un luc-chetto. Quello solo che ha la chiave diquesto lucchetto può levar l’ala che im-pedisce al rocchetto di girare e quindid’ allentare la catena. I fardelli, valigie, e1 bolle legali in tal guisa sono in sicurezzacontro i tentativi di furto ; si è questo il