a5o Melo
giungono delle preparazioni medicinali osucchi di piante: si trovano descritti nel-1’ ultima edizione del Codice, e nel Di-zionario di Droghe di Chevallier, Guille-min e Richard. (P )
* MELICA. Quel grano che in To-scana è detto saggina.
* MELICHINO. Cervogia fatta conmele.
* MELLONE. V. popone.
MELO. Quest’albero è uno di quellicoltivati con più vantaggio in Francia ,specialmente nei dipartimenti del norie,non solo perchè produce frutta eccellen-ti che ornano le tavole quasi per tutto1’ anno, ma anche a motivo della bibita 1che si trae da queste frutta, bibita che è |quasi la sola che si usi in una parte dell’Eu- :ropa. Il pomo non riesce che ne’climi itemperati ; ama un suolo profondo ed iun poco umido, e teme le argille e le icrete. 1
Poco avremmo a dire del melo essen-do la sua coltivazione la medesima chequella del pero ( V. questa parola). Ilmelo però non istà bene in ispnlliera e-sposto al norte, fiorisce un mese più tar-di, e perisce più facilmente per le piog-ge fredde e per le nebbie. Innestasi sulpero, sul cotogno, e sullo spino, ma per
10 più questa operazione si fa soprameli venuti dal seme ; qeesto si è ilmiglior mezzo d’ottenere begli alberid’ alto fusto, lenti a dare frutta, ma mol-to fecondi e che vivono a lungo. Final-mente si fanno molti innesti sopra duevarietà di meli che sono il melo del pa-radiso, e il melo rosa. I fusti di questisoggetti tengonsi bassi, e convengonomolto per ispalliere. Gl’ innesti che sifanno su queste varietà sono fecondi alsecondo o al terzo anno, e produconofrutta superbe e deliziose. Il paradiso ed
11 rosa si ottengono da semi e si propa-gano con margotte e rimesiticci.
Melo
I meli si riducono a qualsiasi formacol ronchetto, tagliansi a ventaglio, a ce-spuglio, a vase, a rannocchia, a pirami-de, ec. In ispalliera riescono inen benedegli altri alberi fruttiferi.
Quanto ai meli da sidro, ottengonsiseminando i granelli in una terra lavora-ta e abbondante di succhi nutritivi. Unanno dopo si trapianta l’albero, dopoaver levato la radice maestra-, dopo dueanni tagliasi il tronco a fior di terra, perfar gettare de’ rimessiticci, fra i qualiserbasi il fusto più vigoroso e più dirit-to ; giunto a 6 oppure otto piedi d’ al-tezza lo si scorona. All’ età di 6 a 7 anni1’ arboscello s’ innesta, a meno che nonproduca frutta di qualità buone a farnesidro. L’innesto a spacco, che è quelloche sembra riuscir meglio, si fa nel me-se di marzo. Allora 1 ’ albero non esi-ge altra cura che di lavorare la terra vi-cino al suo piede; questi metodi con-vengono ad ogni sorta di meli.
II numero delle varietà dei meli è assaigrande ; il Dizionario d’ agricoltura necita cento e nove solo pei meli di sidro.E' noto che queste frutta sono succulen-te, zuccherose, e, quando sono mature,niente acide; ma sono tanto acerbe cheè impossibile solfrirne il sapore. Non v’h»
1 chela fermentazione, la quale dandosi[ succo un gusto piccante e vinoso, possai farne una bibita piacevole ( V. sidro ).
■ Quanto agli altri meli, se ne coltivano
■ molte varietà che lungo sarebbe 1’ anno-: verare. Queste frutta recansi crude sulle
- tavole ; se ne fanno confetture, pasticce-i rie, diseccansi in forno. Il legno dà un> fuoco vivo e durevole, e un ottimo car-i bone. La granitura di esso è fina ; i le-1 gnaiuoli, gli ebanisti, i torniai lo ricercà-1 no; se ne fanno tavole da stampa per leI tele indiane, mobiglie, ec. Sbiecasi e fen-
- desi facilmente : quindi si preferisce ilpero, die non ha questi difetti allo stesso