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Tomo IX.
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Nitrati

qual mezzo lo si introduce in alcune ca-vità.

Usasi pure il nitrato d’ argento di-sciolto in piccolissima dose come collirio.Si prescrive all’ interno contro l’epilessia.La pelle delle persone curate conquestomedicamento acquista una tinta di rameche non si dissipa mai più.

Si riconobbe anche nel nitrato d’ ar-gento una grande qualità antisettica; mala sua natura venefica impedisce di ado-perarlo nella conservazione delle sostanzealimentari ; quanto poi alla conservazio-ne di parti anatomiche o di storia natu-rale è preferibile il sublimato corrosivo.

Nitrato di barite. Si ottiene decom-ponendo direttamente il sotto-carbonatonaturale di barite coll'acido nitrico, op-pure trasformando il solfato di barile insolfuro, poi in nitrato. Ciascuno di que-sti due metodi hai suoi vantaggi e i suoiinconvenienti. II primo non è utile ovepenuria il sotto-carbonato di barite, e sipreferisce il secondo metodo. Peraltro inalcuni casi per evitare la produzione del-1’ idrogeno solforato, e rendere 1’ ope-razione più semplice, lo si prepara coisulto-carbonato di barite.

Questo sotto carbonato anche ridottotn polvere finissima difficilmente vieneintaccalo dall’ acido nitrico, e giova es-porlo prima ad un forte calore finché siarroventi. E 1 preferibile un acido nitricoallungato, perchè il nitrato di barite nonessendo molto solubile, si oppone all’ope-razione : è anche utile esporre il vase so-pra un bagno-maria ad un lieve calore.Quando il liquore è pressoché neutro, lo jsi feltra, e si fa evaporare. j

Per preparare il nitrato di barite colsolfato si riduce il solfato in polvere fi-nissima, e si mesce con un quarto delsuo peso di carbone ugualmente polve-lizzato. Ponesi il miscuglio in crogiuolitoperti e lutati , e si sottomette a una

Nitrati

forte calcinazione. À questa temperatura,il carbone decompone I’ acido solforicocombinandosi col suo ossigeno, e rimaneil solfo unito alla barile.

La calcinazione ridotta al punto con-veniente, trovasi nel crogiuolo una pol-vere grigia-cinerea agglomerata e spu-gnosa. Lascia in bocca un sapore sulfu-reo assai distinto.

Alcuni stemperano questa massa nel-1’acqua, e vi aggiungono dell’acido ni-trico; ma siccome il solfato contiene sem-pre del ferro o del manganese, vi è 1’ inconveniente che si disciolgono anchequesti ossidi ; e inoltre, siccome trovasiqualche porzione di solfato non decom-posta, vi è sovente un residuo assai vo-luminoso che sarebbe difficile spogliaredalle ultime porzioni di nitrato. E 1 adun-que da preferirsi liscivare il solfuro col-P acqua bollente, e poscia decomporrela soluzione coll’acido nitrico.

La lisciva del solfuro offre un feno-meno particolare; quand’è bastantemen-te concentrata fornisce dei cristalli bian-chi esaedrici d’ idrato di barile , men-tre rimane nel liquore ciò che altra voltadicevasi uri idrosolfato solforato. Feltrasila lisciva, e si decompone coll’ acido ni-trico. Si produce una viva effervescenzad’idrogeno solforato, e si precipita mollosolfo che rende il liquore lalticinoso. E 1bene accendere l’acido idrosolfoi ico a pro-porzione che si sviluppa , essendo assaivenefico ; deesi anche avere la precau-zione di operare all’aria libera, od al-meno in un luogo molto ventilato. Tantifunesti accidenti avvennero per effettodi questo gas che non può raccomandar-si abbastanza ai chimici per guarentir-sene.

Cessata l’effervescenza, non si aggiun-ge più acido. Si fa riscaldare il _ reper separarne tutto l’acido idrosolforicojcontenutovi: reffreddato si feltra, poi si