Oltremare
» Se tutte le parti dell’oltremare non so-a no colorite ugualmente, si possono se-» pararne le più belle, dopo averlo ridotto»in polvere fina,col mezzo dell’acqua».
Io mi sollecitai di ripetere questo me-todo e mi riuscì a sufficienza non già laprima volta, ma dopo alcuni tentativi.Debbo confessare peraltro die la tintadell’azzurro ottenuto non era sì pura evivace come quello fabbricato da Gui-met : esso traeva sempre al verdastro.
Siccome il metodo di Gmelin è trop-po lungo e dispendioso per seguirlo ingrande, io cercai semplificarlo, ed al-cuni tentativi, a dir vero tuttavia imper-fettissimi, mi autorizzano a dire die que-sto colore verrà presto o tardi fabbrica-to in grande e a bassissimo prezzo. Ladifficoltà consiste nella tinta ; poiché, se-condo le mie esperienze, nulla v’ha dipiù facile che ottenere un azzurro, edanche un azzurro intensissimo : ma fino-ra furono vani i miei tentativi per otte-nernelo puro.
Si pubblicarono varie analisi dell’ ol-tremare tutte diverse fra loro. Quella diClement e Desormes (Annali di chimica ,T. 5 7) sembra meritare maggiore fidu-cia per l’estrema diligenza usata da loronella scelta e nella preparazione dell’ol-tremare fabbricato da essi medesimi collapis lazuli: e nel tempo stesso Gmelin,che dice aver ripetuta quest’analisi mol-te volte, ottenne risultati diversi : mani-festand’egli nella nota citala, che sareb-bero indotti in errore quelli che si atte-nessero all’ analisi di Clement e Desor-nies. Ma non sarebbe piuttosto da am-mettere che gli uni e gli altri abbianoegualmente ragione, e che l’errore con-sista nell’ opinione ricevuta che questobel colore non possa risultare fuorchédall’unione determinata di certi elemen-ti o non si debbano distinguere due cosenell’oltremare, la materia colorante e la-Dii. Tccnol. T. IX.
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base con cui è unita ? In tal caso il verotipo dell’oltremare non si conoscerebbe,e le analisi sarebbero eseguite sopracolori diversi. Ammettiamo quest’ opi-nione perchè, riuniti lutti gli elementinecessarii, senza serbare le proporzio-ni, ottiensi sempre un azzurro, sin chela soda, il solfo, l’allumina o la siliceprevalga, purché si trattino sotto cer-te condizioni che si possono variare inpiù modi. Si opporrà senza dubbio chel’eccesso di soda è indifferente perchècol lavacro la si separa, e che lo stessopuò dirsi del solfo che si volatilizza col-la calcinazione. Ma non si può dire al-trettanto dell’allumina e della silice, il cuieccesso rimane costantemente, e tuttaviaottiensi un azzurro variando la propor-zione delle due terre. Se si oppone chela purezza della tinta risulti da propor-zioni costanti, io risponderò che nonFoltenni più bello con quelle indicate daGmelin. Credo bensì che v’abbia unamateria colorante pura risultante dal-l’unione dei quattro corpi indicati presiin proporzioni determinate, ma che que-sta materia colorante si unisca poi conaltre composizioni ili silice e di alluminain proporzioni diverse. Dunque il tipocolorante risulta dall’unione in propor-zioni determinate però sconosciute di so-dio o di soda, di solfo, di silice e d’allu-mina : il quale composto, unito ad altrasilice e allumina, fa che diversifichino irisultati delle analisi.
Il solfo, la soda, la silice e l’alluminasono ugualmente indispensabili alla for-mazione di questo colore? Noi così cre-diamo; poiché, sopprimendone un solo,non ottiensi più azzurro. Ma ne seguepoi che tutti rimangano ? Noi sapre-mo dire, poiché, secondo 1’ analisi diClement e Desormes, il solfo non trovasiche in piccolissima quantità, e potreb-be essere che fosse necessario a questaa a