aoa Organo
e si chiude alternativamente secondo chela molla cede o resiste, dal che ne vieneil tremito del suono.
Perchè un organo riesca armonico,importa principalmente che le sue cannesiano diligentemente accordate ; il che1’ artefice ottiene tirando o spingendo ilfilo che riguarda la linguella (Y. piva), oi turaccioli dei bordoni, per allungare oaccorciare il tubo sonoro, e dare al tuo-no il grado diatonico che se gli convie-ne. Alla parola accordatore abbiamo in-dicate le regole da seguirsi per ottenereuna giustezza, la quale non può maiaversi che approssimativamente, facen-do d’ uopo ricorrere al così detto tem-peramento, per ripartire sulle varie notedeir ottava gli inevitabili dil'elti di tuttigli stromenti a suoni fissi.
Quando si fanno suonare insieme duecanne d’ organo che non siano esatta-niente all 1 unisono o all 5 ottava, od al-tro accordo, si sentono i due suoni for-mare varie pulsazioni che somigliano aduna specie di trillo. Ciò nasce perchè se1’ aria di una canna fa quattro vibrazio-ni mentre l’altra ne fa cinque, i due suo-ni prodotti ogni venti vibrazioni s 1 odo-no insieme ; e siccome tale coincidenzaavviene molto spesso , attesa la rapiditàdelle vibrazioni, ne vengono le pulsa-zioni onde si è parlato.
L 1 organo offre tanti mezzi ed effettisvariati che un abile artista può trarnepartito in mille guise ; questa sua stessafecondità rende difficile il suonarlo. Sipensò di sostituirlo nei concerti al piano-forte che non ha che suoni meschini esenza espressione, che di rado vanno alcuore; quando invece il primo ha suonisostenuti,energici e ripieni, che prestansia recar varie e profonde impressioni. Atal uopo conveniva ridurre l 1 organo dipiccolo volume, e indebolire la forza deisuoni per reuderli adattati alla musica
Oriana
da stanza: questa riduzione venne ese-guita con grande abilità da Grenier. Ilsuonatore muove un pedale che fa agireil mantice, e suonando sulla tastatura,produce effetti ammirabili. Questo stru-mento presto o tardi soltentrerà ne’con-certi al piano-forte.
(Fr.)
* ORGANZINO. V. orsoio.
ORIANA. Sostanza tintoria prodottada un albero originario dell’America delsud , della famiglia delle gigliacee, dettodai botanici bixa orellana: coltivasi allaGuiana francese . Il viaggiatore Le Blondscrisse una bella memoria sulla coltura esulla preparazione dell 1 oriana.
Quest’albero di i 5 a 18 piedi d’al-tezza ne 1 suoli fertili richiede moltissimecure, perchè le radici principalmente so-no delicatissime nei primi anni, e bisognarincalzarli per estirpare le erbe ingrateche si accumulano intorno. Il fusto spu-gnoso del bixa orellana Io rende assaisoggetto al vischio, perchè le radici diquesta pianta parassita possono penetrar-vi facilmente. Del resto pare che quest’al-bero prosperi egualmente ne’ siti di di-versa temperatura : alligna meglio peral-tro ne’ terreni bassi ed umidi ; ed è unfatto singolare che gl’ insetti non lo in-tacchino .
La materia colorante è una specie dipolpa viscida, di color vermiglio che necirconda i semi. Questi, della forma diun piccolo pisello, sono da 5 o a 4° r * a 'chiusi in una siliqua coperta di spineflessibili. La raccolta più abbondante sifa nel terzo anno di piantagioni, poi de-genera, e dopo dieci anni bisogna rinno-var l’albero. Raccogliesi l’ oriana quan-do maturano i semi : premendo legger-mente le silique tra’ diti, si aprono conuna sorta di strepito. Se ne toglie l in-terna membrana, e i semi ad essa ade-renti si pestano grossamente in truogoli