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Tomo IX.
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a44 Oriuoi.o

nerebbe troppo presto nè darebbe le ve-locità ricercate.

Si comprende che benché tutta questamacchina sia rinchiusa in una lente so-spesa e che oscilla in un secondo, il mo-tore però imprime egualmente al picco-lo pendulo M tutta la velocità che portala sua lunghezza ; ma la caduta del pic-colo pendulo facendosi alquanto primadi quella del gran pendulo, gli comuni-ca parte della sua forza; dal che si vedeche accelera alquanto la velocità genera-le a danno della sua propria. Quindi conreplicati esperimenti si arriva a fare cheil pendulo M batta il secondo in pari

On IDOLO

ta di due metalli ( platino e rame ) ac-coppiati insieme ; ha la forma di un S ;il rame è disposto sulle superficie con-vesse. Il calore che accorcia il pendulo,curvando il rame più del platino, lo al-lunga d’un altro lato, ed alcuni esperi-menti fanno ottenere la compensazione.Un filo di ottone attaccato sulla cordadelle curve, senza nuocere agli effettidella dilatazione, impedisce che il pesodella lente cangi la forma dell’ asta.

Non faremo parola di molte partico-larità, come del pirometro che fa che sipossa vedere la temperatura, sopra unarco di circolo attaccato all’asta del pen-

teinpo della gran lente, la cui perdita dijdulo, e neppure della disposizione d’unmoto viene continuamente compensata piccolo volante sulla ruota di scappa-dal motore del tamburo A. mento, il quale, non essendovi unito che

E' difficile immaginare più semplice a leggero sfregamento, sostiene cedendo-ed ingegnosa combinazione per produr-jvi tuttala forza delle fermate dello scap-re questo effetto : ma le altre parti fa- pamento ; lo che impedisce che l’ago deiranno meglio spiccare la somma abilità|Secondi, essendo molto sottile, tremolidell’inventore. Il tamburo A deve fare ad ogni salto per l’urto istantaneo delleuna forza enorme sul rocchetto debolis-simo della ruota B : l’autore divise que-sta forza per diminuirla. Ei fa agire su

questo rocchetto un altro tamburo ; edanche dispone dall’ altro lato due altri

1 leve che poggiano contro le caviglie.Macchina a due pendali.

Ellicot riconobbe che quando si so-

tamburi, ed un’ altra ruota del tempo, spendono allo stesso sostegno due pen-sinoli affatto ai primi; di modo che il ( eduli, che non comunichino fra loro,

ma

rocchetto di 12 denti della gran ruotacentrale C viene condotto dalle due ruo-te del tempo. Vi sono adunque quattrotamburi e due ruote del tempo ; questaunione che non si è mostrata nella fig.12per non produr confusione, vedesi nellefig. i3 e 14. La forza motrice è quindidivisa in quattro parti uguali, il che, ol-tre al vantaggio di disporre le parti inuna esatta simmetria ( condizione che intal caso è necessaria pel giusto equili-brio, acciò il centro di gravità sia nel-lziooi trasmesse dal sostegno; il fattol’asse centrale E ) rende più deboli le sendo indubitabile, se ne trae profittoazioni sui rocchetti delle ruote B e C. per regolare il moto degli oriuoli. LaLa lente è sospesa sopra un’ asta fat- estensione degli archi percorsi dal pe»-

circa di uguale lunghezza, ponendo inmoto 1’ uno di essi , a poco a poco1’ altro pendulo benché indipendentedal primo , comincia ad oscillare essopure. Si osserva che la durata delle 0-scillazioni loro è la medesima , e chequeste sono dirette in senso opposto, louno andando da sinistra a destra mentrel’altro và da destra a sinistra e vicever-sa. Qualunque sia la cagione di questofenomeno, che si attribuisce alle vibra-

es-