Patate
jono disposti sopra tinozze : ogni stacciosi carica all’altezza di 5 a 6 pollici. Con«n serbatoio di acqua, si fa che ne coli unfiletto entro ogni staccio all’ uopo. Unoperaio impasta con forza la polpa tra lemani, mentre cola il filetto di acqua inmezzo lo staccio, il quale trae seco la fe-cola della patata a mano a mano che co-la attraverso lo staccio medesimo. Pri-vatane totalmente la polpa, la si getta,e si carica lo staccio di nuova polpa, ri-cominciando 1’ opera.
Si può economizzar 1 ’ acqua in que-st operazione, tenendone lo staccio inessa immerso, finche la maggior partedella fecola si sia separata, e terminandodi estrarla servendosi del filetto di acquaper ultima operazione.
Si tentò di sostituire allo staccio unburatto cilindrico, Il cui interno era di-viso a guisa di una vite di Archimede ;la polpa, introdotta continuamente perun’ estremità della vile, seguiva tutto ilcorso de’ suoi passi ; mentre un tuboperforato di moltissimi buchi, servendodi asse al buratto, irrorava di acqua lapolpa lungo il suo tragitto. Questa mac-china ideata pur essa da Borret, operapiù sollecitamente dello staccio ; ma ilsuo uso non è peranco esteso nelle fab-briche di fecola.
La fecola, che ottiensi sospesa nell’ a-cqua, deponesi prontamente al fondo deiTasi, e la si lava, e lascia deporre dueo tre volte successivamente, sempre conacqua nuova, affine di separarne le partidel parenchima, tratte colla fecola dai la-vacri. Questo parenchima, più leggerodella fecola, si depone alla superficie, e losi toglie con un raschiatoio di latta. Lafecola deposta e sgocciolata raccogliesiio massa dura che ridncesi in pezzi : sipuò smerciarla immediatamente in istatoumido, ritenendo essa nn terzo cosi delsuo peso di acqua. Si può conservarla inDii,, Tecnol. I'. IX.
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tale stato tenuta in grandi tinozze, co-perta con qualche pollice di acqua.
Diseccasi, occorrendo, la fecola, stesasopra tavolette in una stufa, rivolgendoladue a tre volte il giorno: quando è sec-ca si mette in succhi od in barili benchiusi.
La fecola che deve servire di alimen-to devesi depurare maggiormente, net-tandola ogni volta che si depone nell’ a-cqua con un raschiatoio, come fu detto.
La quantità di fecola che se ne ottie-ne varia secondo le stagioni e i terreni :la quantità media è di ~ di fecola umi-da, o di — di fecola secca de! peso dellepatate.
Il fabbricatore di fecola può farne unsaggio prima di comperar le patate dachi gli vengono offerte in commercio ,grattugiandone una piccola quantità.
La materia, rimasta sopra lo stacciodopo il lavacro, è di i 5 a 20 per ioo,che equivale a 5 od a 7 per 100 di ma-teria secca, la quale contiene da 4 a 5centesimi di fecole. Quindi questo residuocontiene ancor molta fecola. Per ciò è as-sai utile farlo mangiare alle vacche od aiporci come materia nutritiva quanto losono le patate medesime, dopo avernespremuta possibilmente tutta 1’ umidità.
Si può anche servirsi di questo resi-duo per farlo fermentare, e trarne dell’a-cquavite. Cadet de Vaux consiglia di sec-carlo e ridurlo in farina che si può in-trodurre a piccole porzioni nel pane eco-nomico.
La fecola di patate è fornita delle me-desime proprietà alimentari delle diversefecole amidacee, come sono il tapioka,1 ’ arrowt-root . Si può preparare conquesta fecola una sostanza che imiti iltapioka . Facendo riscaldare la fecolaumida in una caldaia scaldata moderata-mente, essa si agglomera in una massapastosa semitrasparente che si riduce in