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Tomo IX.
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fn penetrato fin nell’interno. In lai casoè floscio e poroso, e viene rigettato daiconoscitori.

Tannaggio colla dissoluzione di tanno.

Questo metodo di conciare i cuoi, dicui abbiamo fatto parola superiormente,si segue in alcune fabbriche inglesi, e de-vesi attribuire a Makbride eh’ ebbe il pri-mo l’idea di immerger le pelli, primagonfiate, in una infusione di vallunèa,in-vece di porle nella fossa, come si suolo.

Sgraziatamente Makbride imaginò difar l'infusione della materia tannante ovallonèa, nell’ acqua di calce, in vece diacqua ordinaria. In tal modo egli distrug-geva, senza accorgersi, 1' effetto che voleaprodurre. Ciò venne completamente di-mostrato da Seguin, nella sua opera ri-guardante r azione fisica, che il principiotannante esercita sopra diverse sostanze,e specialmente sulla calce, opera di cuirenderemo conto in continuazione delpresente articolo. Seguin, illuminato ,dalle sue sperienze, evitò lo scoglio diMakbride, e rettifico il suo metodo. Glifu allora facile conoscere che il princì-pio rannante solubile della vallonèa, di-sciolto nell’acqua semplice, aveva un’a-zione infinitamente più energica e pron-ta della vallonèa leggermente umettata;e che l’acqua di calce doveasi proscrive-re in questa soluzione. Questi fortunatirisullamenti gli fecero nascer l’idea chefosse possibile di tannare, cioè conciarele pelli, anche le più consistenti in po-chissimo tempo : egli fece allora vederein presenza di commissari! nominati perriconoscere le sue esperienze, che 3o a33 giorni bastavano non solo per tuttele operazioni preparatorie delle pelli, maanche per operarne completamente iltannaggio, ed 8 a 4 giorni soltanto peicuoi sottili, come quelli di vitello, di ca-

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pra, ec. Questi resultati, che parvero daprincipio straordinarii, non offrirono real-mente gli attesi vantaggi. Lo stesso Se-gui» riconobbe che la sola immersionedelle pelli nelle infusioni di tanno da luiconsigliate non bastava a produrre unbuon cuoio. L’ azione troppo istantaneadell’infusione di tanno ristringeva le su-perficie del cuoio, per cui il principiotannante non poteva più penetrarvi in-ternamente.

Sebbene le idee di Seguin non si po-tessero veriGoare completamente, si scor-geva che, in mano di abili persone, cheavessero saputo trarne vantaggio, sareb-bero di un gran soccorso per abbreviareil tempo che sogliono impiegare i pela-cani nella concia de’ cuoi. Dimostrò 1’ e-sperienza che potevasi ottenere parte diquesti vantaggi col metodo misto, or se-guito utilmente in Inghilterra, e soprain-dicato.

Seguin si serviva, per preparare le sueinfusioni di tanno, d’ un metodo nll’in-circa simile a quello onde si servono isalpetrai per liscivare le terre nitrose.Alcune botti poste in modo di poter por-vi al di sotto de’ recipienti per ricevereil liquido che ne rida, si riempivano di>. ailonèa nuova, sopra la quale si versavadell’acqua: questa, attraversata la vallonèa,e caricatasi del principio solubile, colavane! vase inferiore, la si raccoglieva e ver-savasi nella seconda botte, contenentealtra vallonèa,e così di seguito. Passandosuccessivamente sopra nuova Tortecela,1' acqua caricavasi di principii solubili mguisa di segnare i 2 ° dell’areometro. Que-sta concentrazione potevasi diminuire avolontà, aggiungendoci dell’acqua. Nel-l’ipotesi d’ una completa riuscita propn-nevasi andare ne’ boschi medesimi a pre-parare I’ estratto di tanno, il quale si sa-rebbe quindi disciolto in quantità conve-niente di acqua.