Pecìoase
diamo questa pratica utile purché siacondotta cou discernimento . Pensiamo!che il liquido carico di principio tannan-te , che cola nei primi giorni abbia laproprietà di tannare : ma, dopo un certotempo, questo liquido fermenta, svolgesidell’acido acetico, il quale ha la proprie-tà di render più floscie le pelli, e di re-stringerne i pori. In conseguenza, quan-do questo liquido acquista un grado dilermenlazione, è preferibile 1’ acqua co-mune.
Scorsi tre mesi, si ritraggono le pelli,per dar loro una seconda polvere , rimet-terle, cioè, di nuovo nella fossa con nuo-va vallonèa. Dopo tre altri mesi di soggiorno nella seconda fossa , ritraggonsiancora per dar loro nuova vallonèa, e cosìuna quarta ed ultima volta ed allora si la-sciano ugualmente per tre mesi. Quindil'operazione del tannaggio dura almenoun anno. La esperienza provò che quan-to più si lascia il cuoio nella fossa, tantopiù pesante riesce e di miglior qualità.In Francia , si adacquano poco le fosse ;a Liegi si adacquan di piiù : e in Inghilter-ra si adacquano tanto che i cuoi possonodirsi immersi in un bagno di tanno. Ot-tiensi con quest’ultimo metodo un cuoioche dicesi buono quanto il francese , madi un colore assai carico. Ke’paesi ove ilcommercio richiede un cuoio di tintafulva leggera, non si può seguire il me-todo inglese . Ad ogni carica della fossa,si ha molta sollecitudine di comprimerele pelli in tutta la loro estensione co’pie-di, affinchè il contatto delle lor superficiecolla polvere sia immediato. Quando siritraggono i cuoi, pongonsi gli uni sopragli altri, sull’ orlo della fossa, e, quandosi rimettono, si ha l'avvertenza di porreal fondo quelli (die erano al di sopra ; affin-chè tutti si trovino nelle circostanze me-desime. Per le ultime operazioni, si ado-pera utilmente una vallonèa più legge-!>;■«. Tecnol. T. IX.
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ra (a). Le superficie delle pelli, avendogià acquistato bastante consistenza, nonsi teme che i pezzetti di corteccia vi la-scino delle impronte difficili da cancellare;e inoltre la corteccia, per la maniera concui si polverizza, risulta spugnosa ; si la-scia facilmente penetrare dall’acqua, sic-ché fornisce al cuoio con facilità il prin-cipio tannante.
D' ordinario non si danno che quattropolveri a’cuoi forti. Vi son dei fabbricato-ri che ne danno cinque, e il loro cuoio èsenza dubbio migliore e più pesante, per-chè combinato con una maggior quantitàdi principio tannante: ma è dubbioso sequesto aumento di peso gli indenizzi deltempo e della spesa della vallonèa. Altriconciano i cuoi in 8 a 9 mesi : tempo chesembra insufficiente perchè il cuoio rie-sca perfettamente tannato. Un anno è ge-neralmente necessario a quest’ opera-zione.
I cuoi tolti dalle fosse si mettono a sec-care sospesi a pertiche o ad uncini diferro. La loro diseccazione dev'esser len-ta, fatta all’ ombra, e fuori d’una grandecorrente d’ aria. Prima che sieno secchi,si accostuma di battergli sopra piani dipietra ben lisci , con magli di legnodurissimo, o di rame.Quest’operazione haper oggetto di render liscie le due super-ficie del cuoio, e dar loro un bell’aspetto.
Si riconosce che un cuoio è perfetta-mente tannato tagliandolo trasversalmen-te ; l’interno esser deve lucente comemarezza lo,nè deve avere uua striscia bian-ca, che dicesi corno o crudità de cuoi.Questa striscia indica che il cuoio non
(a) In due modi si polverizza in Fran-cia la vallonèa : i.° con piloni armali di la-me di ferro taglienti che riducono la cor-teccia di quercia in polvere fina : 2. 0 con immulino costruito come i piccoli mulini darafie, il quale produce una polvere più grossae leggera.
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