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Tomo IX.
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Pelacane

rito di manifestare, mentre si distrugge-va a tal modo parte dell 1 effetto che sivoleva produrre.

Seguin, desiderando di mettere a pro-fitto le esperienze che avevano servito astabilir la teoria e illuminare la pratica ,nonché le osservazioni da lui fatte suimetodi anteriori, propose un nuovo me-todo di conciare i cuoi : ne parleremoancora succintamente. Le peli lavate edepilate, qualunque sia il metodo adope-rato, e preferibilmente col! 1 acido solfo-rico, si immergono per 48 ore, a °P e "rame il gonfiamento, in una continua-zione di tini, contenenti dell 1 acqua pri-ma acidulata con un millecinquencentesi-mo di acido solforico, e da ultimo conun millesimo dell 1 acido stesso, poi im-mergonsi per due ore in una debole infu-sione di vallonèa, per dar loro il colore.Finalmente si assoggettano per i5 a 25giorni al più all'azione d 1 un infuso divallonèa più o men concentrato, secondola loro spessezza. Con questo metodo sol-lecito, Seguin otteneva conciati i cuoi an-co più grossi in 5o a 33 giorni. In suo me-todo di preparare i cuoi sottili è ancorapiù pronto: dopo il lavacro o scarna-mente, immerge le pelli in un 1 acqua dicalce limpida fino al momento della de-pilazione; poscia senza gonfiarle le in-troduce in soluzioni diluite di tanno, au-mentandone a poco a poco la forza; 3 a l\giorni d’immersione bastano, e dopo 7 od&, compreso il tempo necessario all’ope-razioni preparatorie, il cuoio è pronto.

Benché le lusinghiere speranze di Se-guin non abbiano potuto completamen-te verificarsi, non è meno vero che l’artegli sia debitrice d’ assai, e che la teoriac le belle sperienze da lui fatteci cono-scere segneranno un’epoca luminosa nel-le scienze chimiche e nell 1 arte del pela-rne, di cui egli può essere riguardatocome il fondatore.

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Diverse altre arti si occupano pari-mente della concia delle pelli di vari ani-mali : ma conciansi ben altrimenti checol tanno. Tutte le operazioni prepara-torie si eseguiscono in queste, come inquelle, vale a dire, si lavano, si scarnano,si lavorano sul cavalletto, si infondanonell 1 acqua di calce, si depilano, si gon-fiano, si ammolliscono, in un bagno diacqua inacidita, e si dispongono a rice-ver I’ olio e le con rie convenienti all’usocui debbono servire; ma non adoprasivallonèa nè si fa il gonfiamento prepa-ratorio all’ operazione del tannaggio.

Conviene tuttavia eccettuarne i fabbri-catori di marrocchino, che adoprano lepelli di capra e di montone, e che, pre-parate, come fu detto, le conciano senon con il tanno della vallonèa con quel-lo di altre sostanze. A tale oggetto in-troducono nelle pelli, cucite per i loroorli, del som macco o della noce di gallapesta, che contengono materia tannanteancor più della corteccia di quercia, edoperano effettivamente un vero tannag-gio. Y. 1’ articolo MARROCCHINO.

Rispetto alle pelli in alluda (Y. questoarticolo ), che son d’ ogni sorta, come dibufali, daini, capri, castori, con moltipli-cate manipolazioni si perviene a pene-trarle di materie oleose che, senza altera-re la loso resistenza, le rendono pastosee pieghevoli. Altre pelli in alluda sonsottilissime come, capretti, montoni,agnelli, vitellini abortiti, di qualità infe-riore ed a basso prezzo, perchè non oc-corre che abbiano certa resistenza. Que-ste s’immergono, dopo ben lavate, gon-fiate e depilate, in un bagno d’acquadi crusca inacidita, indi si fanno gonfiarein una dissoluzione di allume e di saimarino, finché ne sieno bene impregnate.Finalmente, si spalmano con una pastadi farina e gialli d’uovo stemperati nellamedesima soluzione salina. Questa mani-