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ch'està diffìcile, e che talvolta divien ne-cessaria per riparare alla trascuratezzade’primi apparecchiatori. In tal caso 1 o-peraio stende con la mano della cretapolverizzata dal lato della carne, per as-sorbirne l’umidità che resta sulla pelle easciugarla interamente acciò il ferro possafarvi presa. Ne stende parimenti un po-ca sul pelo perchè assorba l’untume chea caso tuttora conservasse; il calore deiraggi solari, cui esponevi questa pelle, nefacilita l’assorbimento.
Il digrassamento della pelli si fa inuna botte attraversata da un asse, i cuidue perni girano liberamente sopra unaintelaiatura di legno. Uno de’perni tieneun manubrio. Si fa girare questa bottecon qualunque motore o a braccia.
Le pareti interne di questa botte so-no munite di cavicchie di legno, vaglientidi li a is centimetri,disposte a rombo;hanno la cima rotonda acciò non guasti-no le pelli. Queste s’introducono, insie-me colle sostanze necessarie al digras-samene, per un buco quadrato di 3 de-cimetri di lato che chiudevi con unosportello mobile.
Le sostanze per digrassare sono gessoo creta polverizzati, e talora anche sab-bia, riscaldati a grado di potervi tenerentro le mani. Il troppo calore potrebbedanneggiare i peli, od anche le pelli; pelche talora gli operai meno abili fannoquesta operazione a freddo. In tal casofa d’uopo ripetere il digrassamento, egirare la botte più a lungo. Il lavoro acaldo è migliore, ma dev’essere eseguitoda un operaio di qualche esperienza.
Finita questa operazione, si compie lascarnatura, al che occorre gran vigilan-za ed abitudine. Bisogna specialmenteguardarsi dal giungere fino alla radicedel pelo, poiché allora questo non avreb-be più ritegno, si staccherebbe facilmen-te. e la pelliccia sarebbe guasta.
Pellicciaio
Tutte queste operazioni non possonotrattarsi a dovere, senza un articolo assaipiù esteso che [il piano di quest' operacomporti. Ma pochi hanno interesse diconoscere le più minute particolarità, edeglino potranno consultare le opere cheloro abbiamo indicate. Ci occuperemoprincipalmente di due operazioni, le piùimportanti dell' arte del pellicciaio, matuttavia assai imperfette.
Della lustratura delle pelli.
E’ d' uopo far uDa preparazione alpelo, chiamata dagli operai lustro , perdare alle pellicce un più bell’aspetto.Questa consiste o nel cangiare il colornaturale del pelo, o nel nascondere ledisuguaglianze di tinta, o nel renderlopiù lucido. Tale operazione dicesi lustra-tura.
La natura non da mai che peli casta-gni, neri o grigi, e oscuri, di varie tinte.Quindi il pellicciaio deve studiarsi di ot-tenere le varie tinte di tutti questi colo-ri, e non ispendere il tempo in altre ri-cerche tendenti a dare ai peli colori chela natura rifiutò agli animali da cuisi traggono le pelliccerie.
In tutte le officine da noi visitate, ve-demmo sempre seguiti stoltamente glistessi metodi introdottivi da un’ epocaimmemorabile da una cieca abitudine. Ipellicciai non cangiarono pressoché nul-la alle ricette empiriche ricevute da loropredecessori. Si trovano le medesime ri-cette in tutte le opere che trattano diquesta materia senza altra differenza ched’alcnn cangiamento nelle dosi. Ci limi-teremo a dare le due prime che indicaOrlando de la Platierc, le quali sarannopruova sufficiente di quanto asserimmo.