Penne
Sì parve di circa 5o gradi Reaumur ; v!fanno entrare la penna per lutla la lun-ghezza del cannone;, e ve la lasciano al-cun poco ; indi la traggono, e la strofi-nano sul momento con forza con un pez-zo di pannolano ; dopo questa operazio-ne la penna limane bianca e trasparente.
Erasi imaginato di tuffarle in una so-luzione di carbonato di potassa o di so-da ; ma alcuni esperimenti provarono cheun tal metodo danneggiava la penna, ed’uopo era rinunciarvi. Lo stesso accaddecogli acidi solforico e nitrico, i quali, ben-ché allungatissimi, alteravano di moltola penna che diveniva soggetta a fènder-si spesso nello scrivere.
Per lo più si dà alle penne quella tin-ta giallastra che spesso in esse ricercasi,quale indizio di loro [vecchiezza, bagnan-dole in acido indroclorico assai debole, epoi lasciandole compiutamente seccare.Questa operazione si fa solo dopo chefurono interamente digrassate nella sab-bia calda, e strofinate, come dicemmo, colpannolano.
Si uniscono le penne in mazzi di a 5per cadauno, quattro dei quali fanno uncentinaio. Questi mazzi sono più diffici-li a larsi che non paia a primo aspetto ,poiché devono essere quadrati, di cinquefile, ognuna delle quali di cinque penne;pochissimi operai hanno 1’ abilità di far-li quadrati esattamente, e questi si paga-no molto.
Preparansi nello stesso modo le pen-ne di corvo che adoprano i disegnatori,e quelle di cigno, onde servonsi alcuniper iscrivere . Queste però hanno undiametro di cannone troppo grande, esono troppo grosse-
Le qualità delle penne da scrivere di-scernonsi dal colore del cordoncino conche sono legati i mazzi, e dalla fascia dicarta che cigne ogni mazzo di cento.
(L.)
Penne 4^?
Penne da scrivere artificiali. I rupie-garonsi a tal uopo l’oro, il platino, l’ar-gento, l’acciaio e l’ottone. Queste pennesarebbero migliori delle naturali che neigran calori disseccansi troppo, e i duelati del cui taglio si allontanano io guisache non possono più scrivere, ma nonsi giunse ancora a farle di tal perfezioneda servire ugualmente bene delle pennedi oca. Non hanno quasi mai la flessibi-lità necessaria. (L.)
Penne eterne. Istrumento fatto d’ untubo lungo circa un decimetro, un pococonico, grosso alla parte inferiore comeuna delle più grosse penne comuni.Riem-piesi questo tubo d’ inchiostro , lo sichiude alla parte superiore con un tu-racciolo a vite, e vi si adatta al basso unpezzo di cannone di penna. Un forellinofatto alla parte inferiore somministra loinchiostro alla penna a misura che siscrive. Un astuccio fatto appositamentechiude la penna quando si è finito discrivere, e la ripara da ogni contatto chele potesse riuscire nocivo. Una puntasaldata al fondu dell’ astuccio va ad ot-turare il foro che lascia uscire 1’ inchio->stro ; e gl’ impedisce d’ uscire. Questapunta invitasi alla cima del tubo. Di ra-ro questo strumento è buono ; l’inchio-stro, se ha la menoma parte di gomma,ostruisce il foro, nè può più scorrere.Giova meglio servirsi di penne comunidi buona qualità, che quando sono beotemperate di rado occorre intignerlenel calamaio. (L.)
Penna . Una delle parti del martello. Ilmanico di legno è assicurato con un den-te in un incastro, detto occhio, fatto nelpezzo di ferro che forma il martello. Unacima di questo pezzo è pialla, di figuraquadra o rotonda, e questa dicesi lo hoc-I ca del martello-, l’altra cima è schiac-ciata, ed il suo piano è talvolta nella di-rezione del manico, per lo più ad ess3
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Di%. Tecnol. T. IX.