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Tomo IX.
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piastriccìano» s* intaccano, formano pal-lottole e bitorzoli che incomodano chivi posa sopra.

I cuscini da piede sono gran sarchiquadrati di seta, riempiuti di penne deì-V eiderdttck , d’onde i Francesi , per unacorruzione Hi quel nome, chiamano que-sti cuscini edredon. E' questi un uccelloche abita i paesi settentrionali dell'Eu-ropa, dell’ Asia e dell' America : le suepenne hanno tutte le qualità di quelledell’ oca. Il vero eìderdttk è molto ra-ro, e quindi carissimo ; quindi in suavece allo stesso uso la caluggine del-le piccole oche o dei giovani cigni ;questa dà lo stesso buon effetto del ve-ro eiderduck , ed è di un prezzo senzaconfronto minore.

L’ eiderdttck non si adopera mai inverun cuscino che abbia ad essere com-presso, o a sostenere checché sia. Que-sta caluggine è (anto molle e leggera,« he se si comprimesse menomamente di-verrebbe assai meno elastica. Adoprasiper empire i manicotti, i quali, nei pae-si del norf, riparano perfettamente lemani dal rigore del freddo nel verno.

Delle penne da scrivere.

Per iscrivere e per disegnare si ado-perano penne di vari volatili, ma quel-le il cui uso è più comune sono tol-te dall’ala dell’oca. Ve ne ha di duesorta: le penne grosse e quelle dellapunta dell’ala; le ultime sono migliori esi temperano meglio; quelli però chescrivono molto preferiscono le pennegrosse.

Ecco le regole che danno circa allascelta della penna i migliori calligrafi.

La penna, dicono essi, dee scegliersidi mezzana grossezza, vecchia anzichéapparecchiata di fresco, per poter essersicuri che perdette tutto il suo untume.

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Si devono preferire quelle chiamate se-conde : ma che però non siano troppodeboli nè troppo dure. La penna deveessere rotonda acciò non giri da sé frale dita ; netta , chiara , quasi traspa-rente , senza che vi appaiano mac-chie bianche, le quali spesso fanno chele non si possano fendere esattamentea motivo delle pellicole che si staccanonell’ interno del cannone, le quali gua-stano lo scritto, e quand’anche si levi-no, tolgono alla penna parte della suaforza, sicché non serve piò bene, comeprima, al suo uffizio „.

Chiamansi penne alandole quelle pre-parate alla maniera degli Olandesi, chefurono i primi a scoprire il vero mododi preparare le penne da scrivere.

Quest’ arte consiste nel levare allapenna, sì all’ interno che all’esterno, unumor untuoso, ond’ è naturalmente im-pregnala, il quale impedisce che l’inchio-stro vi si attacchi uniformemente, e po-scia il ritiene in guisa da non lasciarloscorrere liberamente. Gli Olandesi im-piegarono vantaggiosamente a tal uopole ceneri calde. Tennero gran tempo se-greto il loro metodo, ma finalmente losi scoperse e perfezionò.

Nel 1828, facendo un viaggio perlaFrancia , ehbimo occasione di visitare labella fabbrica d’ogni sorta di penne diJ. Lebe e comp., a Fleurance , nel di-partimento del Gers . Ebbero eglino lacompiacenza di farci vedere tutte le par-ticolarità delle varie operazioni che sieseguiscono nella immensa loro fabbrica .Ci dissero che avevano, indarno cercatometodi differenti da quelli degli Olan-desi per digrassare le penne, ma con-venne di nuovo appigliarsi ad essi conpiccole modificazioni.

Preparano un bagno di sabbia finis-sima che mantengono sempre alla tem-peratura conveniente, la quale al tatto