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Tomo XI.
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ScAUDlSSir/IVE

Si vederi leggeri, che attesa tale par-ticolare struttura della lana,perchè il filoavesse la maggior forza possibile, con-verrebbe che tutti i peli contigui fosseroposti in senso opposto, vale a dire, con-verrebbe che la punta dell’uno fosse con-tro la radice dell’ altro ; 1 ’ aderenza deipeli sarebbe la maggiore possibile, e ilfilo nè acquisterebbe la più gran forza.Quindi nell’operazione della cardatura, sideve fare in guisa che i peli prendano ladisposizione più analoga a quella da noiindicata ; quindi quest’importante opera-zione deve dividerli, agitarli, rivolgerli ungran numero di volte, indi collocarli inmaniera che per quanto è possibile nes-sun pelo si trovi steso nella stessa dire-zione del vicino affinchè si possano uni-re immancabilmente l’uno coll’altro. Ot-tiensi questo effetto componendo i cardid’ un grosso cilindro, intorno al quale gi-rano in varii sensi diversi altri cilindri.Ne risulta che i peli trascinati dal loromovimento circolare, portati e riportatida ogni lato, non possono trovarsi nellaposizione relativa che avevano prima acaso. I fili fatti con la lana cosi cardala,e divenuta suscettibile di una grande a-derenza, sono più facili a filarsi e più so-lidi di quelli della lana cardata a mano.

Il lavoro della cardatura nieccanicadella lana, suddividasi in due operazioni :la prima, detta scardassatura o cardatu-ra in grosso, non è, a cosi dire, che undisgrossamento di preparazione ; la lanaesce dalla macchina che fa questa primaoperazione sotto l’aspetto di vello. Poi lasi assoggetta all’azione di un’altra macchi-na che eseguisce la cardatura definitiva ocardatura propriamente detta, che la ri-duce in lucignoli atti ad essere filati.

Il cardo a vello del pari che quello acannetti ( fig. 4 ) è composto di varii ci-lindri coperti di cardi e disposti intornoad un tamburo A, parimenti coperto di

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cardi di oirca q decimetri di diametro.La lana ponesi prima e distendesi soprauna tela eterna a tesa fra due rotoli bb,che la conducono a poco a poco verso irotoli co ; questi prendono 0 poco a po-co i filamenti posti sulla tela, e li distri-buiscono sul primo cilindro scardassataleA, che li conduce sul tamburo A. Sopraquesto gran cilindro vi sono Ire paia di ci-lindri più piccoli, che l’un dopo l’altrocardan la lana. Ciascun paio è formatod’un lavoratore C e d’uno saettatore Dche è più piccolo e gira con l’altro in di-rezione opposta del tamburo. I denti delprimo lavoratore prendono la lana dalgran cilindro, e poi la si lasciano toglieredallo snettatore che gira con molta rapi-dità, e la rende ai cardi del tamburo ; ilsecondo lavoratore la leva quasi subito,e la trasmette alla stessa guisa allo snet-tatore unito ad esso, il quale la rende altamburo e così via seguitando. Questoripetuto passaggio d’un cilindro all’altro,ed il continuo stiramento che subisce lalana fra i denti dei cardi, producono laseparazione dei filamenti, il loro allonta-namento ed il loro espandimento. Tra-scinati, attorcigliati e rivoltati in ogni ver-so, mesconsi, confondonsi, liberansi edanno una lana leggera, uniforme edomogenea in ogni sua parte.

I denti dei varii cilindri non si toccano,ma sono tanto dappresso da levarsi l’unl’altro tutta la lana onde sono carichi,prendendola solo a piccole quantità.

Dopo che i filamenti vennero così sti-rati da tre e talvolta quattro paia di la-voratori, vengono finalmente trascinativia dal tamburo da un cilindro scaricatoreE più piccolo di esso, che gira mollo len-tamente. Finalmente un pettine d’acciaioF, che sale e scepde con moto alternatoin guisa da non toccare la superficie senon se nello scendere, leva la lana dalcilindro scaricatore, sotto forma d’un lun-