Sm.FANET.LI
nel solfo fuso. Quegli che fende il legnopuò dare agli altri quattro a cinquemilasolfanelli all’ ora.
Per fare i solfanelli piatti, prendesi lostesso legno e si fende in assicelle d’unagrossezza proporzionata alla larghezzache si vuol dare al solfanello, tagliansiuno ad uno con un coltello che vi si fascorrer sopra orizzontalmente, poi siscuotono, legansi e s’ intingono nello zol-fo come il solito. Per tale operazione illegno non dev’ essere seccato in forno,ma anzi sarà meglio che sia un po’fresco.
Pelletier sostituì al coltello una pial-la, che quantunque un po’ meno sempli-ce è però altrettanto facile ad adoprarsi,e che dà un prodotto senza confrontomaggiore, potendosi con essa fendere 60mila solfanelli in un ora.
Ecco la descrizione della macchinache l’inventore piantò nella sua officina.« Yi si scorge un banco dei soliti da le-gnaiuolo forato circa tre decimetri di-stante dalla sua cima a destra, e sull’or-lo dal Iato ove suole starsi l’operaio. Nelsito forato montasi mediante un contrap-peso un altro piccolo banco perpendico-lare. All 1 estremità superiore di questopiccolo banco fissasi il legno da tagliarsiin solfanelli, il quale, senza essere secca-to al forno, è tagliato in assicelle di gros-sezza proporzionata alla lunghezza del-l 1 utensile che si adopera, e d’ una lun-ghezza stabilita secondo quella dei sol-fanelli che si vuol fare.
n Si fa scorrere su questo legno unaspecie di pialla con una spranga che vae viene, mossa da una leva, il cui puntod 1 appoggio è sul gran banco. Ogni col-po di pialla fende il legno in lamine pa-ralelle ed in sezioni orizzontali ; sicché,invece dei soliti truccioli che risultanoal legnaiuolo, se ne ottengono otto a die-ci solfanelli,od anche più, secondo il mo-do come si è fatta la pialla.
Dh. Tecnol. T XI.
Solfanelli 44 1
» Questa è a scanalatura, prima delsuo ferro vi è una cartella che tiene die-ci o dodici lamine d’acciaio fatte a guisadi lancetta, la cui cima serve a fendere illegno su varie linee paralelie.
» Queste lamine sono collocate in unascanalatura d’ottone munita di 4 viti ; laprima per istrignerle, la seconda per te-nerle perpendicolari, e le altre due perfarle entrare più o meno innanzi.
» Queste lamine si possono cangiare,ed allontanarle o riavvicinarle come sivuole secondo la larghezza da darsi allegno che si deve fendere.
» Il ferro della pialla è d’acciaio fusoe sottilissimo, affilato sulla ruota del dia-mantaio ; è montato fra due altri ferridoppi entrambi augnati, uno dei quali hadue spallette per potere, col mezzo didue viti, far più o meno grosso il legnoche taglia la pialla.
» Il ferro tagliente è tenuto con 4 vitifra le due altre onde si è parlato, e dauna quinta più grande che dà ad esso lainclinazione che si desidera.
» L’inventore avendo preveduto cheil legno che taglierebbe la sua pialla, siarriccerebbe come i truccioli del legna-iuolo, collocò ingegnosamente un altroferro al di sotto di quello tagliente, cheproduce 1’ effetto di raddrizzare il legnotaglialo. In tal guisa il solfanello riescediritto, come deve essere per 1’ uso cuideve servire ».
Dalla descrizione di questo utensilepiù semplice che non paia da tali par-ticolarità , si vede che Pelletier riuscìcon esso a preparare millioni di solfa-nelli, con vantaggio tanto maggiore quan-to che lavorati con tal diligenza consu-mano meno solfo, può anche giovare al-1’ ebanista per fendere senza perdita i le-gni di valore per impiallacciature, le stec-che pei ventagli ed altro. Può essere uti-le per la marina servendo a fendere le
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