Specchio
FF—-F'G, e questa imagine F'G è oriz-zontale come ognun vede.
Specchi concavi sferici.
Potendosi riguardare ogni elementod’ uno specchio curvo come un piccolospecchio piano, la riflessione d’ogni rag-gio si deduce paragonando la sua di-rezione a quella della tangente e dellanormale al punto in cui cade ; quindi iraggi riflessi ed i raggi incidenti fannoangoli eguali con la normale al puntod’ incidenza.
In quanto stiamo per dire supporre-mo che Io specchio sia poco curvo, vale adire solo d 1 alcuni gradi di circolo, altri-menti le imagini non riescono nitide.
Supponiamo primieramente un puntoluminoso, posto ad infinita distanza, ilquale mandi i raggi om (fig. r3) paralelliall’asse AC dello specchio: dicesi assela retta che passa pel centro C della sfe-ra di cui lo specchio fa parte, e pel cen-tro A dello specchio, Cie vedesi quirappresentato dall" arco mA'm di sezionesull’ asse.
Poiché il raggio mC dell’ arco di cir-colo Am è perpendicolare alla tangentedel punto m, omC è l’angolo d’incidenza;se si fa quindi 1’ angolo CmF uguale adomC, si avrà 1’ angolo di riflessione, edil raggio om si rifletterà dietro mF ; epoiché 1’ angolo om C è alterno internodell’ angolo C, si vede che gli angoli Ced FmC sono uguali ; quindi il triangoloFmC è isoscele, vale a dire F m è ugua-le ad FC. Ma la poca estensione dellospecchio fà che si possa considerare AFcome uguale a Fin, poiché 1’ arco interomXm' si è supposto di pochi gradi soltan-to ; vale a dire che se dal centro F si se-gnasse un circolo che passasse in A, que-sto non si scosterebbe gran fatto dall’ar-co Am in quel piccolo spazio : quindi AFDiz. Tecnol. T.XII.
Svecchio 33
è quasi affatto uguale a FC, e ’l raggioom ridettesi al punto i F, posto alla metàdella distanza del raggio CA della sfera,di cui fa parte lo specchio. Tale risul-tamento indipendente dalla distanza diom dall’asse AC, è adunque lo stesso pertutti i raggi om paralelli a quest’ asse ;quindi tutti questi raggi devono conver-gere in F. E se si suppone che i-raggiemanati dall’ oggetto giungano paralelliall’asse AC, o che questo oggetto siaposto sull’ asse a distanza infinita, biso-gna conchiudere, che si uniscono tutti alpunto F', il quale dicesi il fuoco princi-pale o dei raggi paralelli , il qual puntoè posto alla metà del raggio preso sul-V asse.
Si capisce ora in qual modo uno spec-chio concavo un poco grande, presenta-to al sole in guisa che l’astro sia nella li-nea dell’asse, può accendere una sostan-za posta nel fuoco F, alla stessa guisa diun vetro lenticolare convesso (V. leste).Villette fece costruire uno specchio dimetallo largo 5 piedi e 11 pollici, di 3piedi e a pollici di distanza focale, concui fece fondere in sette secondi e mez-zo una moneta d’argento, in tre secondiuna di stagno, un diamante del peso di4 grani perdette — del proprio peso. Glispecchi di Manfredo Septala, di :Tchir-nhausen e di Gartner furono celebri untempo pegli effetti con essi ottenutisi.
La fabbricazione di un grande spec-chio, riuscendo difficile, si può, come ilpadre Kircher, disporre una gran quan-tità di piccoli specchi piani nelle inclina-zioni convenienti perchè ciascuno di essiinvii l’imagine del sole allo stesso punto.Buffon fece costruire uno di tali apparali,composto di 168 specchi stagnati, ognu-no di fi pollici quadrati mobili sopra assi,mediante tre viti, che fissava in manie-ra di portare il fuoco comune ove eglivoleva. Ilruciavaun pezzo di legno a 200