Stuviglib
formansi tra i mattoni moltissime fessu-re per le quali penetra l’aria da ogniparte che si oppone alla corrente; malun’altra cagione più considerevole, ch’ionon posso porre in dubbio, deriva dal-le scabrosità di cui vanno gremite le in-terne superficie delle vecchie fornaci,per le quali l’aria incontra un attritoche ne rallenta considerabilmente il moto.
Io conobbi che le fornaci da me fattecostruire hanno cotto assai più pronta-mente nelle prime infornature, che inquelle dopo la dodicesima, e in una pro-porzione di tempo da a a 5 nelle primeinfornature; in guisa che una di questefornaci, in cui il gran fuoco dura pre-sentemente da 12 a i5 ore, non avevadurato nelle 3 o 4 prime infornate, cheda 7 a 9 ore.
Una osservazione più diretta, e cheequivale ad una esperienza eseguita e-spressamente, dimostrò ancor meglio que-sta influenza di attriti.
Tutte le volte che si ricostruì una gra-ticola o soltanto la parete della fornace chevi corrisponde, questa graticola agì assaimeglio delle altre. Una volta due grati-cole e tutta la metà d’una fornace daporcellana della manifattura di Sevres vennero ricostruite pressoché interamen-te ; nella cottura fallasi dopo questa gran-de riparazione, la metà ricostruita fu cot-ta 2 o 3 ore prima dell’altra metà.
Le nuove esperienze di Biot e Serardsugli attriti che 1 ’ aria prova nei lunghitubi conduttori, sembrano coincidere conqueste osservazioni, per far attribuirela lentezza di cottura nelle vecchie for-naci agli attriti che la loro superficie sca-bra fa provar all’aria.
Un vento violento che cada sopra ilcammino d’una fornace ne distrae e ncarresta anche il corso dell’ aria. E' dun-que da evitare che il tetto del camminosia posto in guisa di non guarentirlo dal-
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^l’azione dei venti, per cui conviene in-clinarlo dal lato ove spirano più di fre-quente.
Il calore, specialmente quello del sole,sopra il cammino d’ una fornace, ne ar-resta la corrente. Io ebbi occasione diosservar molte volte che quando unain-fornatura poco riscaldata prolungavasifino al mezzodì, era quasi impossibileriscaldarla maggiormente dal mezzodì adue ore e mezza : che era necessarioper così dire mantenerla in tale stato, eche il fuoco non riacquistava la primitivaattività che quando il sole tramontava el’aria rendevasi fresca. Per tale motivoio fo campir la cottura della porcellanain tempo di notte.
Non conviene creder peraltro che que-ste cagioni agiscano sempre. Ho ancheveduto delle fornaci da porcellana con-tinuare ad agire con attività e regolar-mente, durante le più violenti burraschee ne’ più grandi calori di estate.
§. 3. — Giudizio del fuoco.
Intendomi, con questa concisa espres-sione, tutto quello che riguarda i mezzi digiudicare il corso del fuoco, la sua acce-lerazione , 1 ’ accrescimento della tempe-ratura in certe parti della fornace e nel-la massa della medesima, e finalmente, ilmomento in cui, giudicando che la tem-peratura sia giunta al grado necessario ,conviene cessare il fuoco, sia repentina-mente, sia gradatamente.
Non abbiamo fin qui alcun mezzo si-curo per giunger all’esatta cognizione diqueste circostanze, in conseguenza pergiudicar con certezza il progresso delfuoco.
L’ attività dei cammini da noi dettifumiferi, 1 ’ altezza della fiamma che neesce, il colore yli questa fiamma più omeno carica di fumo, sono i primi mezzi