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impossibile, dopo un certo tempo, diridurre questa parte alla stessa tempera-tura delle altre. Devesi dire lo stessodella diminuita combustione in qualchealandiere; produeesi allora molta brage,che non può ardere colla stessa pron-tezza con cui si forma e consumasi, percui risulta un ingorgo che arresta la cor-rente e accresce il male. In questo casovedesi, nelle fornaci ad alandieri alimen-tate colla legna, uscire una parte dellafiamma per la bocca, anziché introdur-si nell’ alandiere. Non v’ha ordinaria-mente altro rimedio che quello di toglierle brage con pale dalla bocca inferiore ;operazione faticosa pei lavoratori, oltre-ché riempiesi la fornace di polvere, diceneri, e vi entra una massa di aria raf-freddatrice. Dopo questa operazione pe-rò, Yalandiere agisce nuovamente e spes-so con molta attività.
Allorché si passa dal piccolo fuoco algran fuoco suole l'operaio, in molte fab-briche di porcellana, mescere tutti in-sieme con palette di ferro, i fuscelliposti a traverso sugli alandieri. Intro-ducesi cosi molta aria nella fornace, e sistabilisce una corrente rapida, il che ionon riguardo senza pericolo. Gli operaipensano che questa corrente d’aria trag-ga seco tutto il fumo prodotto dal pic-colo fuoco, il quale rimarrebbe avvilup-pato tra le caselle. Io permisi di farneprova a Sevres per oltre 6 mesi; ma hocreduto riconoscervi dei risultati piutto-sto sfavorevoli che vantaggiosi: perciò lofeci tralasciare.
Oltre le difficoltà qui ennunciate, cherendono tanto difficile la condotta delfuoco nelle fornaci con molli alandieri,v’hanno altri inconvenienti che, non di-pendendo da questa forma della fornace,spettano a tutte le.cotture.
L ’umidità del terreno è una delleprincipali ; essa ha un’ influenza fune-
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sta sulla più parte degl’ intonachi dellestoviglie. £' difficile darne ragione; ma1’ opinione dei fabbricatori è sì unani-me, gli esempi che citano sono tantoconsiderevoli, che non si può guari du-bitarne (a). Si riconobbe che fornaci dibella riuscita avevano cessato di esserbuone quando eransi portati in loro vi-cinanza dei ruscelli o degli acquedotti ;che la mutazione di luogo d" una forna-ce soltanto di alcuni metri, aveva avutouna funesta influenza sulla cottura, per-chè ricomponendola erasi posta sopra unacquedotto.
Si procurò di evitare 1’ umidità delterreno costruendo delle cantiue sotto lefornaci, ma le correnti d’aria che attra-versano ordinariamente le cantine, raf-freddando il pavimento della fornace, nerallentano sovente l’attività. Perciò, l’umi-dità e le correnti d’ aria sono due coseda evitare con molta cura quando get-tansi le foudamenta d’una fornace.
Non dobbiamo far cenno della costru-zione irregolare d’ una fornace come o-stacolo alla condotta del fuoco, perchèdipende dalla diligenza e dalla volontàdel fabbricatore evitare questo inconve-niente ; osserveremo bensì che le forna-ci assai vecchie cuocono meno presto emen bene delle fornaci nuove ; e taledifferenza è sì grande, che convenne tal-volta abbandonare qualche fornace nongià perchè fosse in rovina, ma per esse-re troppo vecchia. Per la vetustà devia-no dalla verticale, le parti si deformanoe non conservano più la simmetria ne-cessaria alla regolarità delle correnti ;
(a) Venezia , benché in mezzo alle acque, ebbeuna fabbrica di porcellane, sotto la dita Gimi-niano Cozzi, .sulla fondamenta di san Giobbe,eminentemente protetta dalla Repubblica , lecui produzioni venivano ammirate e gareg-giavano colle poi belle porcellane d’Isuropa.L’invasione dei Francesi la lece perire.