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Tomo XII.
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Stoviglie

A. Paste colorile.

Qualunque colore introdotto nella pa-slg rendesi tanto più manifesto e più vi-vo, quanto più la cottura della pasta siaccosta alla vetrificazione. Ma gli ossidicoloranti rendendo più fusibili le paste,i metodi di colorazione sono subordinatialla cottura delle stesse stoviglie.

Perciò la pasta più difficile da colora-re è la porcellana dura. Riducesi qua-si al solo azzurro pallido ottenuto colcobalto, il quale in piccolissima quantitàproduce un grandissimo effetto. Non sipuò introdurvi altro ossido colorante,senza alterarne la composizione, e il me-todo di cottura, ec. ; allora si passa dallaporcellaua dura ai gres-cerami, alle ma-ioliche, od anche alla porcellana tenera ;stoviglie le cui paste sono suscettibili diricevere quasi tutti i colori, e offrirli contanta maggiore vivezza e purità, quantopiù vitrea è la loro composizione ; per-ciò la porcellana tenera, contenente glielementi del vetro, i gres inglesi che siaccostano a tale composizione, sono lestoviglie che offrono i più svariati e piùvivi colori.

Quando le paste non sono bastante-mente vetrose per sè stesse, gli ossidicoloranti che vi si uniscono debbono es-sere allo stato di fritta.

B. Colorì sotto la vernice , e ingob-biatura.

Perchè un colore sotto le vernici di-venga brillante colla fusione della verni-ce medesima è necessario che possa sten-dersi ugualmente senza staccarsi durantela cottura nè dopo. Gli ossidi metallicipuri soddisfarebbero di rado a tali con-dizioni, anche quando si cuocesse la pa-sta alla più alta temperatura ; convienDh. Tecnol. T. X/I.

Stoviglie 22.”)

dunque che tutti i colori di cui vuoisiornare un lavoro ponendoli sotto la ver-nice, abbiano qualche rapporto di com-posizione e di natura, sì colla pasta delpezzo che coll 1 intonaco vetroso. E' purnecessario che abbiano acquistato bastan-te aderenza tra le loro parti e col pezzodi stoviglia, acciocché non possano stac-carsi e separarsi quando ponesi la verni-ce. Il metodo particolare che usasi dettoingabbiatura soddisfa all 1 incirca a talicondizioni. Esso consiste nel ricoprireuna pasta ceramica con uno 9trato dìmateria terrosa, bianca o colorita, cheper la sua opacità, occulti e sembri mu-tare il colore della pasta, a seguo che unvase di pasta rossastra o giallastra puòinternamente apparire di un bel bianco,ed esternamente d 1 un bel bruno-marro-ne. La vernice che ponesi poi sopra ilfondo lo rende vetroso e brillante comerichiedesi.

La materia terrosa colorita dicesi essapure ingobbialura. Quest’ invenzione ,estesasi considerevolmente in Inghilterra,ebbe origine in Italia , verso il i5oo.

Le ingobbiature sono essenzialmentecomposte d 1 una base terrosa, argillosa,colorita naturalmente, oppure artificial-mente, con diversi ossidi metallici. Nelleprime, non aggiungesi alcun 1 altra mate-ria vetrosa ; si adoprano quali trovatisinaturalmente, lavandole peraltro e ridu-cendole in finissima polvere. Nelle ingob-biature colorite artificialmente cogli ossi-di metallici, l’esperienza insegnò di ag-giungervi qualche materia alcalina perrendere il colore più appariscente e farmeglio apparire l 1 ingabbiatura sul pezzodi stoviglia. Pertanto si riduce in fritta ilmiscuglio d’alcali, di sabbia e di ossido ;quest’è la fritta che mescasi coll’ argillabianca, che è la base dell’ingobbialura.

Offriremo alcuni esempi della compo-sizione di alcune ingobbiature; avverlen-