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Tomo XII.
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Stoviglie

a. Che la marna bianca, rendendo ilbiscuit della maiolica più sonoro, lo ren-de anche men alto a resistere alle muta-zioni di temperatura negli usi dimestici.

3. Che l’argilla plastica introducesinella seconda composizione per evitareche lo smalto si scagli.

Fabbricatone.

Le materie si uniscono insieme in unacassa rettangolare. Si stempera il miscu-glio con acqua bastante a far che i corpipietrosi stranieri si separino, passando lamateria per uno staccio, oltrecchè perdecantazione . Nella fabbricazione dellamaiolica, una sola stacciatura basta, e lapasta, in poltiglia piuttosto densa, tra-sportasi immediatamente in fosse assaigrandi, scavatesi in vicinanza. Qui si la-scia soggiornare più o meno lungamenteesposta alle intemperie atmosferiche chesembrano migliorarla. Togliesi poi dallafossa, la si mette sopra tavole, o si ap-plica in grossi pezzi contro qualche mu-raglia, affinchè si consolidi. Finalmente,se non adoprasi subito, meltesi in canti-ne ove si bonifica ancor più. Prendesidunque la pasta sia dalle fosse sia dallecantine per adoperarla. La si calca, e ri-dueesi in globi di circa a 5 chilogrammi,che si danno agli operai per lavorarla.

Il lavorìo della maiolica non offre chele particolarità indicate da noi quandoparlammo dei caratteri tecnici di questastoviglia. Il bonificamento della pasta siottiene battendola, come si è spiegatonelle generalità, cap. II, art. a,§. a,B, i,e formando con essa delle pallottole digrossezza conveniente al volume del pez-zo che vuoisi eseguire. Le dimensioni delpezzo si prendono con un utensile mi-suratore. Il ristringimento della pasta va-ria, secondo la sua composizione, dal se-sto al nono.

Stoviglie a 53

Molli pezzi, specialmente di maiolicabruna, vengono coll’ abbozzo compiti ;ma, nella fabbricazione della maiolica bian-ca, la più parte delle forme essendo piùesatte e più leggiere, i pezzi vengonotorniti.

La pasta delle maioliche, essendo di-versa da quella delle porcellane, può iltornitore raddrizzare , comprimendolotra le mani, un pezzo rotondo abbozzatoche s’incurvasse consolidandosi j egli an-zi deve farlo prima che la consolidazio-ne sia completa.

Allorché l’assodamento è troppo for-te e si accosta alla diseccazione, il pezzonon si può finire sul tornio ; si procuradi renderlo molle umettandolo, ma nonsi riesce efficacemente nè sicuramente.

Il lavoro sul tornio si eseguisce comeabbiamo descritto al § 5 dell’Art. 3 delCap. II. Talvolta la diligenza del lavororichiede che si pulisca il pezzo col cor-no ; ma si osservò che questo pulimentopoteva avere l’inconvaniente di produr-re una crosta densa e dura sulle maioli-che di pasta assai plastica, e rendere1’ inverniciatura più difficile e incerta.

I pezzi rotondi piani come pialli epiattelli, e i pezzi ovali, si fanno in istam-pi di gesso, col modellamento alla crosta.Questa crosta non si prepara col ruoto-Io, ma invece sopra una tavola di gessoduro, con un maglio o zaffo di gesso co-stantemente tenuto umido. Si applicanello stampo sul tornio.

I pezzi torniti si mettono a seccare 5a 6 1’ uno sopra 1’ altro, allorché sonopiani e senza piedi, come i piatti, ec. ;1’ uno sopra 1’ altro, orlo contro orlo, simettono quelli che sono cavi, profondi,con un piede, come le catinelle, ec. Siha in mira con tale disposizione che ilproprio peso serva di ostacolo all’ incur-vatura dei pezzi neH'ultima diseccazione.