Stuccatore
renderne dolce e piana la »uperficie, me-diante un pezzo di pomice che riducesipiana drizzandola e sfregandola prima.Quando lo stucco è ben secco, tiensicol-la mano sinistra una spugna bagnata conacqua chiara, che si fa sgocciare sul luo-go da spianarsi, mentre tiensi colla stes-sa destra la pomice con cui strofinasidappertutto fino a che i colori scopransifino alle loro cime, e di tratto in trattolavasi l'acqua sporca colla spugna bagna-ta. Quando lo stucco à bene spianato escoperto da questa pietra, se ne prendeun'altra più dolce, e adoperasi alla stes-sa guisa; ma spesso dopo avere sfregatatutta la superficie colla pomice, scopronsialcune piccole cavità, per riparare le qualiprendesi gesso stemperato con colla inguisa di farne una pasta molto liquida, e losi stende su tutta la superficie colla pal-ma della mano o con una grossa spazzola.Quando è ben asciutto, bisogna sfregardi nuovo con pietra poco ruvida fino ache riesca liscio come il vero marmo.
Lisciato in tal guisa il lavoro e benasciutto, bisogna riporvi sulla superficieun’ altra poltiglia chiara di gesso e colla,più liquida ancora della prima, ma piùcarica di colla, e sfregandola sopra collemani, se si asciugasse troppo presto, losi lava con un pannolino, riponendo duea tre volte di questa poltiglia chiara; que-sta renderà il marmo molto pulito, ottu-rerà esattamente i minimi fori, e accre-scerà la lucidezza.
Quando lo stucco è asciutto perfetta-mente, prendesi un mazzo di pannolinofisso e liscio, e strofinasi il marmo contripolo ridotto in polvere impalpabile asecco, avendo cura d’andar sempre dallostesso lato ; indi prendesi una spazzolaalquanto unta d’ olio d’ uliva, e la si fascorrere su tutto il marmo. Lasciatoloasciugarsi in capo a cinque o sei giorni,lo si polisce di nuovo con tripolo fino edDà. Tecnol. T. XII.
Stufa 36g
olio di uliva : quanto più lo si strofina,tanto più riuscirà lucido e simile al veromarmo.
Chi amasse particolarità più estese,potrà vederle nelle due opere che ab-biamo citate più sopra. (L.)
* Stucco. Dicesi lima stucca quelladella quale si servono gli orefici ed ar-gentieri per ispianare i lavori, ed è adenti quasi smussi.
* STUDIO. La stanza ove si sta astudiare.
* STUDIOLO , STUDIOLETTO.Piccolo stipo o scrigno.
STUFA. L’uso delle stufe non è mo-derno. Sappiamo dalla storia che gli an-tichi romani ne avevano di due sorta :la prima consisteva in fornelli sotterra-nei, fabbricati in grosse muraglie, e chead ogni piano avevano piccole canne cor-rispondeuti alle varie stanze, sicché unsolo focolare riscaldava una casa : tali so-no quelle adoperate oggidì nei paesi delnorte. Le seconde erano stufe portatiliche si caugiavan di luogo come volevasi.
Le stufe che si fanno oggidì, sono diterra cotta, di mattoni, di maiolica, dighisa o di ferro laminato. Lo stesso ope-raio che le fa, le pone al loro luogo e leconserva.
Non daremo tutte le particolarità dellefabbricazione delle stufe, le cui forme ecostruzioni variano all’ infinito ; e que-sto sfarzo di tecniche cognizioni nullainsegnerebbe di nuovo. Ognuno ha ve-duto le stufe, ne conosce la costruzionee sarebbe pressoché inutile descriverle.Daremo invece il modo come le si fannoin Isvezia, ove sonosi notabilmente per-fezionate, essendo poco noto fra noi.
Solo diremo in generale che l’arteficecostruisce le stufe mobili sopra una pia-stra di ferro fuso, della grandezza che sivuol dar loro. Questa piastra è sostenu-ta da quattro robusti piedi dello stesso