Tintore
tintorie, dalla loro natura, dalla loro fissez-za, dalla loro volatilità, solubilità od in-solubilità ; a.” lemutazioni e le alterazioniche provano le diverse materie coloranti,messe a contatto coi diversi agenti, orasemplici, ora. composti, delle cui com-binazioni gli effetti sono impenetrabili,anche agli occhi più esercitati, ed ai dottimaggiormente istruiti nella conoscenzadelle leggi delle chimiche attrazioni. A que-ste difficoltà che sono gravissime, altreancora se ne aggiungono di non minoreestensione. Tutte le materie tessibili nonsono egualmente proprie a ritenere ilprincipio colorante che loro si applica :tutte le materie tingenti non hanno lastessa forza di adesione sopra i tessutisu cui depongonsi, nè sopra le superficiesu cui si applicano. Da ciò deriva la di-stinzione di tinta falsa, e buona tinta.
La difficoltà di distinguere e classifi-care le diverse qualità delle materie co-loranti, disse Fourcroy , dipende special-mente dal non conoscersi 1’ intima \ia ftura di ciascuna di esse ; perciò è vera-ramente impossibile disporle, almeno inqualche maniera soddisfacente, secondole loro chimiche proprietà. Quanto puòfarsi fin qui è considerare queste mate-rie coloranti distinte in quattro generi,come sarebbe : primo, i colori estrattivipuri ; secondo, i colori estrattivi ossige-nati ; terzo, i colori carbonati ; quarto ,i colori idrogenati, oleosi, resinosi. Sene possono leggere i dettagli nello stessoFourcroy , nell’ arte della tintura di Ber-thollet, ec.
§. 2 . Dei metodi, e degli agenti usati daltintore per estrarre vantaggiosamentele materie coloranti dalle sostanze chele contengono.
La più parte delle sostanze vegetali,che torniscono materie coloranti, sono le-
Tintore I I t
gni, come il legno Brasile, il legno di India ,il legno giallo, il sandalo rosso,ec.; radici,come la robbia,la curcuma,ec. ; foglie, co-me il guado,la ginestra, la vergaurea, ec.;altre sono delle paste, come findaco, l’o-riana, l'oricellu, ec. Tutte questesostanzecontengono materie coloranti in quantitàdiverse che si estraggono col mezzo del-l’acqua ; quest’ è il dissolvente che ado-prasi quasi senza eccezione in tintura.Ye ne ha che non si possono estrarrevantaggiosamente se non con un acido,altre cui occorre un alcali, alcune richie-dono l’aggiunta dell’alcoole, e pochissimein fine anche il soccorso dell’ olio. Qua-lunque sia però il dissolvente che ado-prasi, dee sapere il tintore che l’estrazio-ne delle materie coloranti è una chimicaoperazione che richiede particolari dili-genze ed attenzioni. Esponendo la so-stanza che contiene la materia colorantein un dissolvente qualunque, mettonsi acontatto due corpi che si suppongo-no avere un’ affinità 1' uno per 1’ altro,e si procura di dare al dissolvente tuttala forza necessaria per impadronirsidelle mollecole coloranti che voglionsiestrarne. Faremo concepire più facil-mente quest’operazione con un esem-pio. Supponiamo che vogliansi estrarrele parti coloranti del legno di querciagialla coll 1 acqua pura che è un buondissolvente di questo colore. Conside-riamo l 1 acqua in tal caso come un esseresemplice, e il legno di quercia come uncomposto di due sostanze di cui l’unasia la parte legnosa di esso, e I’ altra lamateria colorante ; queste due sostanzesono ritenute insieme da una forza chenoi diciamo attrazione di composizione ;esse rimarrebbero sempre nello stesso sta-to se una forza superiore non isturbassequesta attrazione. L’ acqua è la forza ado-perata in tal caso, essendosi coll’ espe-rienza conosciuto che 1’ affinità delle ma-