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Tomo XIII.
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terie coloranti per l’acqua è maggiore diquella della stessa materia per la partelegnosa ; quindi 1’ acqua s’ impadroniscedella parte colorante, ed abbondona laparte legnosa. Per rendere il dissolventepiù energico si fa concorrere il caloreche aumenta l’azione dell’ acqua sul prin-cipio dell’ acqua, per cui la dissoluzionene è più completa.

L’ esperienza ci dimostrò inoltre cheper aumentare gli eifelli dell’ attrazionedi composizione conviene distruggere l’af-finità di aggregazione che riunisce leparti del corpo, affine di dare al dissol-vente la facilità d’ intaccare le parti co-loranti, e seco combinarsi. Perciò i legni,le radici, e tutte le materie coloranti ri-duconsi in piccoli pezzi in diversi modi,secondo la loro natura ; poscia si mettonoa macerare nell’acqua, se ne aumenta1’ azione col calore, al qual modo si ot-tiene la soluzione della parte colorante,e la si adopera a tingere.

Gli Olandesi convinti dell’ importan-za di ridurre in sottilissime parti tuttele materie coloranti, e distruggerne laloro aggregazione, pensarono di stabiliredei molini, coi quali i legni da tinturavengono primieramente ridotti in fram-menti, poi in polvere, coll’uso di buratti,sottoponendo il residuo all’ azione di al-tri mulini, fino alla completa polverizza-zione della sostanza.

Macchina inglese da macinare i legnida tintura.

Gl’ Inglesi, cui già non occorreva laconoscenza dei metodi usati dagli Olan-desi, convinti degli stessi principi, costrui-rono altri strumenti assai più perfetti,onde ottenere Io stesso scopo, agendo conmaggior prontezza e sicurezza. Vedonsiin Inghilterra ed in Irlauda moltissimemacchine da macinar legni ; ma la mac-

Tistoiie

ichina di James Welpon, de Litchfield ciparve la più semplice, e la più vantag-giosa.

Se ne diede la descrizione con figurenegli annali delle arti e manifatture, T. II,pag. 147 ; crediamo bene di qui ripro-durla. (Tav.LIIIdella Tecnologia,' fig. i).

11 traverso di legno A è impiombatonel muro del mulino ; in esso entra l’as-se superiore dell’albero.

Iia piastra B di ghisa o di ferro bat-tuto, nella quale gira l’asse superiore.

L’asse o cardine C, or citato: le lineepunteggiate ne indicano la direzione.

L’albero D che può farsi quadrato, odi qualunque altra forma poliedra.

La leva E serve a imprimergli un mo-to di rotazione ; all’ estremità di questaleva sono attaccati i cavalli. Si può far gi-rare il mulino ugualmente col mezzo del-l’acqua, del vento o d’una macchina a va-pore. Qualunque sia la forza motrice sisostituiranno alla leva altri mezzi appro-priati alla natura del motore di cui sa-rebbe inutile parlare.

Il pezzo conico F forma la parte in-terna del molino ; dev’ essere di ferro udi ghisa dolce, costruito in cavo od inpieno secondo le linee punteggiate nellafigura.

I denti superiori G servono a lacerarei legni. Secondo gli usi della macchinasi prolungano e perfezionano i denti.

I denti inferiori II servono a maci-nare.

II cilindro esterno 1,1, è guernito inter-namente di denti che corrispondono allamacinazione. Anche questo cilindro de-v’ essere di ferro o di ghisa, come lo è ilcono tronco F sopra indicato, e deve es-sere unito fortissimamente con ferramen-ta al pezzo QQ costituente parte dell’ar-matura che sostiene tutta la macchina.

Il cardine o asse inferiore K è inta-gliato nell’altro superiore G.