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Tomo XIII.
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tavola stessa armato di due uncini di fer-ro, stende perfettamente la stoffa in tuttala sua larghezza, la trascina nel bagno apoco a poco tenendola sempre stesa daun capo all’ altro, e sempre sommersafuori del contatto dell'aria. Giunto al ter-mine della pezza, 1’ operaio si trasportaal lato opposto del tino dopo averne.toltala tavola ; egli svolge ancora la pezza allostesso modo, e ripete tre o quattro voltequesta manipolazione. Finalmente traela pezza dal bagno sopra la macchina datorcere, e quando è torta, la getta sul pa-vimento per farle perdere il verde.

Due operai prendono il panno per ledue estremità, lo pongono all 1 aria pertutta la sua estensione, poi lo piegano inzig-zag. Piegato la spiegano in senso op-posto, per esporla nuovamente all' ariafinché abbia perduta la tinta verde, edacquistato il colore azzurro che deve con-servare.

Si tinge un’altra volta il panno se riu-scì più chiaro di quello che richiedevasi.

Dagli esempi fin qui esposti per farcomprendere in modo assai generale imetodi usati a tingere, in caldaia o in ti-no, e da quanto abbiamo detto sulle af-finità, vedesi chiaramente occorrere unasostanza intermedia tra la materia colo-rante e la stoffa per fissare solidamentel'una sull’altra. Questa sostanza si è dettamordente , e passiamo a far conoscere idiversi mordenti adoperali.

§. 8. Dei Mordenti.

La parte importante dell’ arte, disseImison, è senza dubbio la scelta dei mor-denti perchè da questi dipende la stabi-lità delle tinte. Quanto ho detto dellamateria colorante si applica ugualmenteai mordenti ; soluzione anticipala, affini-tà minore col dissolvente che colla stoffa,immersione di questa, sino a saturazione,nella soluzione del mordente.

Tintore

Le sostanze quasi esclusivamente ado-perate come mordenti sono le terre, gliossidi metallici, il tanno, nella tinturadelle lane.

Tra i mordenti di natura terrosa, ilpiù importante e più generalmente usa-to è t'allumina, in istato di combinazionecoll'acido solforico, come è 1’ allume or-dinario.

Per usare l'allume come mordente, sidiscioglie nell’acqua, e vi si aggiunge unacerta quantità di cremor di tartaro. S’im-merge la stoffa in questa soluzione finchéabbia assorbito la quantità convenientedi allumina ; si ritrae, si lava e si fa sec-care. Essa è più pesante di prima perl'allume secco combinatosi. Il cremor ditartaro serve a due oggetti : la potassache ne è la base si combina coll’acido sol-forico deU'allume, e impedisce che que-st’acido intacchi la stoffa ; d’ altra partel’acido tartrico si combina con una partedell’allumina e forma un tartrato di allu-mina che la stoffa decompone più facil-mente dello stesso allume.

Quasi tutti gli ossidi metallici hannopiù o meno affinità per le stoffe ; ma dueprincipalmente si usano come mordenti,quello di stagno, e quello di ferro.

Kuster, chimico tedesco , che intro-dusse il primo 1’ ossido di stagno nellatintura, ne portò il secreto a Londra neli 563. Questa data fa epoca nella storiadell’ arte. L’ ossido di stagno fece che imoderni sorpassino gli antichi nella bel-lezza dei colori. Con esso soltanto si pre-para lo scarlatto che è il più superbo ditutti.

Lo stagno può ricevere due gradi diossidazione. Il primo ossido è compostodi sette parti di stagno e tre di ossigeno;il secondo, o l’ossido bianco, è compostodi sei parti di stagno e quattro di ossi-geno. Il primo assorbe 1’ ossigeno conmolta facilità, e passa allo stato di ossido