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Tomo XIII.
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UNGUENTI

liberamente. Quando si vuole applica-re questo composto, rendesi ben ugua-le il taglio della ferita, riduconsi ad au-gnatura gli orli della corteccia, poi vi sistende il liquido con un pennello. Pren-desi allora un miscuglio di cenere di le-gno con un sesto d’ osso abbruciato, espolverasi con esso la piaga affinché as-sorba l’umidità dell’ unguento ; mezz’oradopo spolverasi di nuovo e così più vol-te fino a che l’unguento presenti una su-perficie asciutta ed uguale.

Ottimo si è l’unguento conosciuto daiFrancesi col nome (Yunguento di S. Fia-cre ( ch’è il santo pretettore dei giardi-nieri ) e composto di parti ugnali di bo-vina e d’ argilla, sostauze di poco valoree facilissime a rinvenirsi dovunque. Labovina lega fra loro le molecole dell’ ar-gilla, e serve loro di glutine senza impe-dire che l’argilla si ristringa nel diseccar-si se la piaga è grande ; gioverà aggiun-gere al miscuglio delle loppe d’orzo 0 difrumento o dei peli di bue, i quali legan-do il tutto impediranno le screpolature.L’ alternarsi del secco e della pioggia lodistrugge con tale lentezza che quasi sem-pre cade soltanto quando non fa più dibisogno.

Si trovò pure molto utile di coprirele piaghe bene drizzate con un pezzo divescica o di pergamena, e sopra questapoi adattare dell’ unguento di S. Fiacreo della terra soltanto, fermandocela conun cencio e con una legatura di vetriee ;in tal guisa la corteccia può liberamenteestendersi e rammarginare la piaga.

E di somma importanza il ricopriresempre le piaghe degli alberi, sia natura-li, sia fatte ad arte, come sono quelledella potatura e degl’innesti, con unguen-to di S. Fiacre, trascurando la quale pre-cauzione si vede stabilirsi la putrescenza,il legno marcisce dall’alto al basso ed iltronco rimane voto, sicché non se ne può

l'Nioofino £>87

trarre nessun pezzo di legname da la-voro. (G**M.)

* Ukgdento, dicesi anche a compostodi cose odorifere.

UNICORDO {Pianoforte). La fab-bricazione dei piano-forti fece al certo daalcuni anni progressi notabilissimi, tutta-via questi stromenti sono ancora moltoimperfetti. Il suono vi è sempre prodottodall’ unione di due o tre suoni semplici,e quantunque gli unisoni aumentino sen-za dubbio la intensità delsuono è tuttaviaevidente che il suono riesce chiaro, fortee prolungato solo in quanto che questiunisoni siano perfetti; qualità però di bre-ve durata, sicché la purezza dei suoni benpresto più non esiste. Il suono compostodegli unisoni essendo sì poco distinto, nerisulta che negli accordi, odesi solo un ru-more confuso : si stimò quindi utile perfe-zionamento il poter ridurre i piano-fortiad avere molta voce con una sola cordaper ogni suono. Fino ad ora però questomiglioramento crasi ritenuto impossibile,giacché, era bensì vero che adoperandouna corda più grossa di quella solita ot-tenevasi una maggior forza di suono, maquando si volevano accordare le cordegrosse all’acutezza delle sottili, le si spez-zavano.

Un inglese finalmente sciolse questoproblema, facendo uso di punte moltogrosse sul cavaletto e sul corpo, dimi-nuendo la lunghezza delle corde, ed al-leggerendo la tavola armonica o corpo so-noro del peso ond’ è caricata nei piano-forti ordinarii.

Con questi mezzi una corda d’acciaioN. 6|0 di Norimberga , che si adopera al-I’ ultimo suono basso dei piano forti adue o tre corde, dà senza rompersi il^apiù acuto d’un piano-forte unicordo a seiottave. Si ottiene lo stesso effetto conuna corda di rame, ma allora si deve ser-virsi d’tin numero meno alto di 6;o. Tale