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Tomo XIII.
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4'ia Vacca

ciascun vitello due vacche, per avere deibuoi e delle vacche di bella statura. Que-sto mezzo di conservare o di migliorarele razze dovrebbe essere piu generalmen-te seguito.

La pratica di questo secondo metodofa guadagnare che la vacca diventa piùmansueta, giacché altrimenti si rifiuta allevolte al mungiinento, finché ha il suo vi-tello, quando è avvezza ad essere pop-pata da esso. Questo rifiuto si prolungaanche non di rado, e costringe a dure levacche al macello subito dopo il loro pri-mo parto.

In altri luoghi si segue un metodo mi-sto, ed anzi con (re modificazioni, lequali tutte esigono che la madre sia dicarattere assai mansueto ; queste sono :i.° si munge prima la metà del latte della madre, e si lascia poppare il resto alvitello ; 2 .° si lascia poppare al vitello lametà del latte, e si munge il resto ; inquesto secondo caso si sa che 1’ ultimolatte ha più crema del primo, fatto pro-vato dalle sperienze dirette e positive diPurmentier e di Deyeux (Y. latte). 5 °si lascia poppare il vitello da un lato,frattanto che si munge la madre dall’altro.

Quest’ ultimo metodo è quello che siusa quasi esclusivamente nelle parli me-ridionali degli Stati-Uniti dell’ America ,per essere il più adattato alla maniera divivere attuale delle vacche in quel fortu-nato paese.

Crediamo di doverci prevalere di que-sta osservazione per dare un cenno diquesta maniera di vita, da noi osserva-ta, i di cui vantaggi potemmo personal-mente valutare, avendo avuto una dozzi-na di vacche ed un centinaio di arpenti dibosco a nostra disposizione, appartenentiallo stabilimento mantenuto dal governofrancese in vicinanza di Charleston, perla naturalizzazione in Francia degli alberiutili e dilettevoli dell’ America ; stabili

Vacca

mento da noi diretto per quasi due anninella qualità di console, in assenza delbotanico Michaux.

Colà dunque la gran quantità di ter-reno boschivo, e la scarsezza delle brac-cia invitano a lasciar pascere per tutto'anno le vacche io libertà e senza guar-diani. Conoscendo nondimeno l’impor-tanza di trovare i mezzi da trarne parti-to, si approfittò a tale oggetto dell’affe-zione di questi animali per le loro proli,e del loro gusto per le semenze e pelsale. In conseguenza, tutte le vacche su-no state avvezzate a venir sole ogni seracoricarsi in un recinto vicino alla casa(le stalle sono colà sconosciute ). Ivi siconducono ud esse successivamente i lo-ro vitelli, e fraltanlo ch’essi poppano, lemadri si mungono, come superiormentefu detto. Nella mattina dell’ indomani siripete la stessa operazione, poi le vaccheritornano al bosco tutta la giornata.Quand’ esse non hanno vitelli, si dannoloro una manciata di formentone , eduna di fieno inzuppato d’ acqua salata.Alla fine dell’ inverno soltanto, vale a di-re in febbraio od in marzo, la mancan-za di pascolo si fa sentire, ed allora na-sce la necessità di dar loro una certaquantità di fieno o di foglie secche diformentone. La loro esattezza di ritorna-re sul far della sera alla casa è tale cheserve di regola per la cessazione dei Ia Jvori dei negri addetti alla terra: ciò suc-cede alle ore cinque e mezza. Quan-d’ esse sono prossime al parto, sono or-dinariamente ritenute nel recinto dei vi-telli : ma siccome non sono sorvegliatecon molta esattezza, si sgravano esse cosinon di rado nei boschi, e ritornano unoo due giorni dopo con la loro prole, I»quale viene rinchiusa con gli altri vitelli.

Niebur riferisce che in Arabia si suo-le introdurre il braccio nella vulva dellebufale, per obbligarle a lasciarsi mungere.

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