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Tomo XIII.
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Vacca

Yi art asserisce che la stessa proceduraha luogo alle porle di Roma , ore si suolchiamarla l’ infornatura.

Ora torniamo nel nostro paese, e pro-seguiamo nelle osservazioni sul nutri-mento dei vitelli.

Vi sono dei vitelli che non poppanonaturalmente, ed a questi bisogna mette-re il capezzolo in bocca, perchè lo co-noscano.

Vi sono delle vacche che non voglio-no lasciarsi poppare dai loro vitelli, edallora bisogna determinarvele con tutti imezzi possibili.

Il numero dei mungimenti dev’ esseredeterminato dalla stagione e dall’ uso, alquale si destina il latte. Se si vuol ven-derlo in istato naturale, si mugne spessoper averlo più abbondante ; se si vuolfarne del burro o del formaggio, si mettepiù d’ intervallo fra i mungimenti, perdare il tempo alla sua parte acquosa diriassorbirsi.

Qualunque sia la procedura adoprataper nutrire i vitelli nella prima loro in-fanzia, bisogna tenerli sempre netti, esoprattuto allontanare da essi I' umidità.Lasciargli all'aria durante l’estate è sem-pre più vantaggioso che rinchiuderli nellestalle, purché abbiano nn riparo nellenotti fresche e quando piove.

I due terzi forse dei vitelli, che na-scono in Francia , sono destinati ai ma-celli nei due o tre primi mesi della lorovita ; se ne ammazzano anche molti dopootto giorni, quantunque i regolamenti dipolizia pronunzino delle pene pecuniariecontro coloro, che li vendono o li com-prano prima d’un mese. I più piccolipesano 5o libbre circa, ed i più grandicirca 1 5o.

Oliai tormenti non soffrono quei vi-telli, che si trasportano ai macelli, con ipiedi legati in croce, stretti fortemente, econ la lesta pendeute fuori della vettura !

Vacci

Non vedo mai passare una di questevetture, senza chiedere a me stesso, senon fosse possibile d’ essere con essi me-no crudeli ; e se la morale publica nondovesse sollecitare la soppressione delmetodo attuale.

Nei distretti luntani dalle città grandi,ove il latte è di poco valore, le vacche siadoprano o’per fare del burro, o per faredel formaggio, o finalmente per propaga-re la loro specie.

I vitelli più grossi, e che non hannoverun difetto apparente, sono i soli chesi devono allevare. II disfarsi di quelliche sono piccoli, contraffatti o malatticcinon è mai un imbarazzo, perchè le ri-cerche sono sempre maggiori dei pro-dotti.

II primo vitello d’una vacca è ordina-riamente sacrificalo giovine, soprattuttoquand’ essa è stata coperta prima dei treanni, tanto per esser piccolo, quanto perrisparmiare le forza della madre, ed av-vezzarla a lasciarsi mungere ; lo stesso sidica di quelli delle vacche vecchie, peressere spesso deboli. L’ età dunque daiquattro ai dieci anni è quella, nella qua-le le vacche meglio suppliscono per taleoggetto alla loro destinazione.

I coltivatori sono divisi d’opinionesulla questione di sapere, se più vantag-gioso sia 1’ allevare i vitelli nati in autun-no o quelli nati in primavera. Gli unisostengono che i primi, trovando all’epo-ca, ove cominciano a mangiare un’ erbaabbondante e succulenta, ne approfitta-no meglio. Gli altri pretendono, che isecondi, avendo un’ estate tutta intieraper fortificarsi, avranno meno a temerele influenze dell’inverno. L’osservazionedelle cerve ed altri animali salvatici de-cide che meglio conviene scegliere quellidella metà dell’estate. Del resto, I’ espe-rienza di lutti i tempi e di tutti i luoghiprova che con delle cure e precauzioni è