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Tomo XIII.
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possibile l'allevare i vitelli con egual suc-cesso, a qualunque epoca dell’ auno siannati.

Quando i vitelli vanno al pascolo col-la loro madre, cominciano a roder l’erbaqualche volta alla fine del primo mese,ma noD è che alla fine del secondo, quan-do si può dire realmente che mangiano ;siccome però vi sono in tale propositodelle grandi variazioni nelle razze e negliindividui, bisogna lasciar andare le cose,come vanno naturalmente.

Qui occorre il dire che i denti da lattedei vitelli cominciano a spuntare avanti,o pochi giorni dopo la loro nascita, e so-no completi alla fine del primo mese; cheai 18 o 20 mesi, alle volte anche ai dueanni, questi denti cominciano a cascare,e non sono rinnovati del tutto che aiquattro e mezzo o cinque anni. Spunta-no loro i corni al second’anno, e questiservono, come i denti, a riconoscere laloro età, ogni cerchio dalla loro base in-dicandone uno al di là del primo (V. buee coeso).

I pascoli migliori e più abbondanti ri-servati esser devono per quei vitelli chesi vogliono allevare, secondo il principiostabilito superiormente che quanto me-glio saranno nutriti, tanto più divente-ranno grossi. Questa pratica deve sempreconcorrere con la scelta dei padri e ma-dri, per migliorare le razze. Se i pascolisono in terreno asciutto, i vitelli s’ingras-sano meno, ma sono più forti e più vivi.

II verde, mangiato all’eccesso dai vi-telli, cagiona loro, secondo Rougier de laBergerie, la diarrea e la colica, di cui leconseguenze sono spesso la morte od unaspecie d’ ostruzione nel mesenterio chedà loro un ventre grosso, e non permet-te di allevarli. Questi accidenti però nonsi mostrano, a creder mio, frequente-mente se non nei vitelli che sono statiprima nutriti nella stalla a secco, e che

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poi abbandonati vengono senza precau-zione nei pascoli, giacché io non gli hamai osservati nei paesi, ove ho abitato,ed ove si ha 1’ uso di metterveli fino daiprimi giorni della loro nascita.

Nel caso che non si voglia lasciare alvitello poppare la madre fuori delle oreconvenute, gli si mette una museruola( V. questa parola ). Un tal mezzo sup-plisce al suo scopo ; ma siccome non im-pedisce al vitello di fare dei tentativi,tanto esso così la madre ne soffrono.Che cosa dovrò dire di quelli che inveced’una museruola vi mettono un chiodood un pezzo di riccio, perchè pungendola madre, questa non si lasci avvicinare?Si può mai inventare una pratica più as-surda di questa ?

Anche prima d’ un anno i vitelli nonhanno quasi più bisogno di cure parti-colari. Essi vivono come le loro madri.A quest’ epoca perdono il loro nome peracquistar quello di toro, se sono maschi,e di giovenca, se sono femmine.

Tanto i tori che le giovenche sono ca-paci di generare a quindici o sedici me-si; ma come l’ho fatto già osservare, nonva bene il permetterglielo. Due anni,quando si ha premura d’ approfittarne,tre anui, quando si bramano delle belleproduzioni, sono le epoche che si devo-no aspettare.

Verso la stessa età si castrano i ma-schi non destinati alla riproduzione, equesti sono i più numerosi (V. bue).

In Inghilterra nella contea di Suffolks’ ingrassano molte giovenche fino all’etàdi tre anni por il macello, ed a tale og-getto, si sottomettono alla castrazione neiprimi dieci mesi della loro vita, levandoloro le ovaie. Questa pratica è poco co-nosciuta, benché possa essere vantaggio-sa in molti paesi.

Non sarà mai soverchia la dolcezza ela familiarità da aduprarsi con i vitelli,