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diconsi vìscide. Tutti questi usi peròinteressano la domestica economia sol-tanto e basterà a noi d’averli accennati,non esigendo preparazione veruna o so-lo semplicissima. Parleremo qui piutto-sto d’alcuni altri profitti che si ritraggo-no dalle ciliegie.
Dalle mandorle che contengono i lo-ro nocciuoli può trarsi un olio buonissi-mo, sia per alcuni usi medicinali, sia pelcondimento dei cibi.
Il ratafià di ciliegie si fa ponendo que-ste frutta soppesiate co’ loro nocciuolinell’ acquavite, la quale qualche tempodopo viene feltrata e chiarificata, aggiu-gnendovi una libbra di zucchero perogni bottiglia ; questo ratafià stimasi mag-giormente quanto più è vecchio.
Distillando le ciliegie mentre sonofresche se ne trae la così detta acqua diciliegia della quale si fa tanto uso inmedicina, e che, quando si conservi benotturata in locale freddo, asciutto edoscuro, può durare per due o tre anni.
Più però importante di questi usi tuttisi è la preparazione di una bevanda chesi fa colle ciliegie e che in alcuni paesiserve, specialmente ai poveri, in luogo divino.
Per preparare un vinello di ciliegiaalcuni si limitano ad acciaccare quellefrutta iu una piccola tinozza con unaspecie di pestello a lungo manico ; riem-piono poscia una botte per tre quarticon questa polpa, e finiscono di riempir-la fino ad un pollice dal cocchiume conacqua. Gioverà otturare la botle esatta-mente con un cocchiume idraulico ( V.questa parola ). Ben presto si stabiliscela fermentazione, ed in capo di 8 a iogiorni al più, quando non isfugge piùacido carbonico si comincia a spillare delliquido per la cannella posta alla parteinferiore della botte, avendo cura di so-stituire pel cocchiume altrettanta acqua.
Ciliegia
Si continua così a trarre vinello ed ag-'giugnere dell’acqua fino a che il liquorecomincia a divenire insipido.
Il metodo seguente però merita di es-sere preferito, mesconsi ciliegie rosse enere per guisa che quelle più acide sianoin minor proporzione, levansi loro i pic-ciuoli e si passano fra due cilindri di legnoscannellati. Mettesi poscia in una piccolatinozza un ettolitro di questa polpa cosìacciaccata ; vi si versa sopra una ugualequantità d’ acqua bollente, avendo curadi mescere esattamente, copresi il tuttoe dopo il raffreddamento si assaggia illiquido col mostimetro (V. questa paro-la ). Se pesa meno di 4 a 5 gradi, lo siriduce a questo peso con 1 aggiunta diun siroppo di zucchero, di siroppo didestrina o di mele chiarificato col car-bone. Se si lavora su piccole quantità,versasi il tutto in una botte, il* cui coc-chiume sia di sufficiente larghezza e co-struito nel modo suggerito da Sebille( V. cocchiume). Se il mosto è poco spi-ritoso aggiungonsi per ogni ettolitro ioogranirne di tartaro sciolto in un poco dimosto bollente. Quando la fermentazio-ne è finita spillasi il vinello; se lo versain una botte più piccola, perchè si chia-rifichi, poscia se lo mette in bottiglie divetro o di terra per beverlo in capo adun mese od anche più tardi se si vuole.Gettasi sul residuo della polpa non Spre-muta dell’ acqua che dà un altra bevan-da che consumasi tosto.
Altri finalmente propongono di fareil vino di ciliegie senza fermentazionenel modo seguente.
Prendonsi delle ciliegie perfettamentemature, e levati loro i picciuoli si acciac-cano a mano od altrimenti, e si tolgonoi nocciuoli che si pestano separatamente.Si unisce poscia il tutto ed esponesi alfuoco in un vase coperto, lasciando cuo-cere lentamente e travasando 3 o 4 volte.