ClNEFAZIOSE
dell’ etrapa , colla quale è facile levarepezzi di cotica lunghi o^iòS e larghio'",i 62 a o"‘,2 17.
Loudon ne fa sapere che nei paesipaludosi di Scozia , ove la cinefazione sifa assai estesamente, adoperasi general-mente una specie d’ aratro, il quale hainvece del coltro un disco di metallo ta-gliente, che gira sul proprio asse, edil cui vomere largo e piatto rialzasi aspigolo inacciaiato, il tutto disposto inguisa da dividere la cotica in istrisce del-la larghezza che si vuole, a misura che vie-ne sollevata dal vomere, e nel quale unaruota od una suoletla regola la profondi-tà cui il coltro dee penetrare nel suolo.
Un’ altra macchina colla quale si pos-sono avere risultamenli di notabile re-golarità è quella di Rey de l’ianaiu, laquale componesi d’ un pezzo dispostoa guisa d’un grande rastrello, armato dicoltri equidistanti, diritti od anche curviall’indietro per opporre minor resisten-za nel suolo, ed inacciaiati in guisa datagliare la cotica in istrisce paralelle, lar-ghe per lo più o'",2 ( 7 a o"‘,271, senzacagionare grande fatica a chi li condu-ce ; e d’un’altro pezzo, anch’esso, in gui-sa di grande rastrello che è una specie divomere piatto in guisa di zappa a due otre scompartimenti, di larghezza ugua-le alla distanza che vi ha fra i coltri delprimo pezzo e destinati a penetrare nelsuolo alla conveniente profondità ed astaccare le strisce di colica tagliate daicoltri in piote regolari, con un lavoroche si fa in direzione perpendicolare aquello di piima ; finalmente d’una car-reggiata cui possono adattarsi ugualmen-te bene ora 1’ uno ora 1’ altro dei duepezzi precedentemente descritti.
Malgrado però la economia di tempo edi operai che possono procurare le mac-chine perfezionate onde abbiamo parla-to, esse uou si conoscono che nelle gran-
ClIfEFAZIONE IO 3
di tenute e in que’paesi ove la cinefazio-ne si pratica molto in grande. L’ aratrocomune ad orecchione, nonostante la ir-regolarità de’suoi effetti, si adopera benespesso per ciò che lo si trova dappertut-to. Se si sostituisse al coltro un disco ta-gliente e girevole, e se, come praticasi inIngiallerà, al dire di Sinclair, vi si adat-tasse soltanto un vomere da scotennare,con piccola spesa lo si renderebbe assaipiù atto a tal uopo. Peraltro quantun-que il lavoro a braccia sia certo assai piùdispendioso, è tuttavia assai comune, nonsolamente perchè non esige veruna gra-ve spesa primordiale di acquisto degliutensili, ma ancora perchè tutti i terreninon sono così regolari da prestarsi ugual-mente allo scotennamento cogli aratri.
Non sempre si fanno le piote di ugua-le grossezza. Solitamente non si scoten-na il suolo che ad una profondità dio m ,27 a o, w 54 , ma vi sono alcuni casinei quali può giovare di penetrare piùaddentro per aumentare la massa delleceneri vegetali e della terra bruciata.
Quando le piote vennero staccate inqualsiasi modo, lasciansi seccare per al-cuni giorni colla parte che aderiva allaterra al dissopra, poscia si volgono peresporre al sole la parte fornita d 1 erbe ;finalmente se occorre mettonsi in piedipoggiate 1’ una contro l’altra alle cime aguisa di piccolo padiglione.
DelVabbruciamene della terra con-tenente dei vegetali. Le piote levate col-lo scotennatoio non si adoperano sola-mente assoggettandole all’azione del fuo-co, ma si rendono anche utili, almeno inqualche luogo, usandole quale ingrassood abbonimento nello stalo loro natura-le, sotterrandole coll’ aratro nel terrenomedesimo donde si tolsero ; deponendo-le nel fondo d’ ogni solco di dissoda-mento, o finalmente in qualunque altramaniera. Dovendo però qui trattare sol-