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Tomo XIX. [Supplimento.]
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ioG Optef AZIONE

tanto «Iella cinefaiione non considerere-mo che 1’ uso che si fa di esse coll' ab-bruciamento.

Talvolta si fanno ardere sulla super-ficie del suolo tutti i vegetali legnosi osemi-legnosi, ma più generalmente ab-bruciami soltanto le loro radici dopoaverle riunite in piccoli mucchii cui siappicca il fuoco prima che siano del tut-to secchi. In tal guisa si arricchisce ilsuolo di stimolanti favorevoli ad un au-mento di fertilità senza scemare di mol-to la proporzione delle materie fermen-tiscibili che rimasero nello strato di ter-ra coltivabile, ma non assoggettando al-1’ azione del fuoco che una piccola par-te di questa.

Spesso abbruciansi le stoppie, e talo-ra puranco nel Lincoln, a quanto si dice,la paglia, che si sparge a tal fine sul suo-lo nella proporzione di circa g tonnel-late per acre, ossia i25o chilogrammiper ogni ettaro. Nei dintorni di Baion-na nel mezzogiorno della Francia , inIspagna ed altrove si è sempre accostu-mato di bruciare le stoppie.

I resti torbacei e le piote erbose chetengono assai poca terra vengono am-monticchiati dagli operai alla distanza di3 a 4 metri, ed è facile darvi il fuococon una piccola qualità di brade o diceneri incandescenti tolte dal mucchioche ha finito di ardere.

Nelle paludi spesse volte, dice Sinclair,invece di ammonticchiare le piote, bru-cinosi esse imperfettamente lasciandolesparse alla superficie del suolo nello sta-to in cui vennero lasciate dallo scotenna-toio, il qual metodo produce ottimi effetti.

Allorché però le piote contengono unamaggiore quantità di materia terrosa que-sti metodi non sono piìi sufficienti, edecco quello che allora viene suggeritodal celebre Duhamel. Sovrappongonsi lepiote in piano colla faccia eibosa all’in-

Cinepizior*

giù, in maniera da farne dei piccoli for-ni, del diametro di o m ,33 a o m ,66 nel-l’interno, alla parte inferiore dei qualiavvertesi«rilasciare sottovento un’aper-tura quadrata di o ra , 2 i 7 a o m , 27 i,e cheterminano alla parte superiore con un’al-tra apertura destinata ad attivare nelprimo momento la combustione dei fa-scinaggi co’ quali si è riempita intera-mente la cavità del forno prima di termi-narlo. Quando le legna sono accese con-venientemente chindonsi con altre piotela porta e l’apertura ; otluransi anche lefenditure per le quali sfuggisse il fumoin troppa,copia a quel modo che fannoi carboni ne’loro fornelli. In tale manie-ra la combustione continua lentamentefino a che la massa intera abbia subito isuoi tffetti.

Questo mezzo è senza dubbio assaibuòno, ma per la sua stessa regolaritàcosta molto. Yi ha un altro metodo piùsemplice molto in uso nella Catalognafrancese e spagnuola, in gran parte dejlaProvenza , e, secondo Gaston de la Beau-me, in tutta la bella vallata di Gresivau-dent. Daremo qui la descrizione di que-sto metodo tolta da Lasteyrie, impercioc-ché,quantunque in essa si parli della com-bustione delle terre spoglie di vegetazio-ne, del qual argomento avremo ad occu-parci più particolarmente in seguilo, lostesso metodo è però applicabile ed usa-to anche per bruciare le piote erbose.

Siccome le pianure della Catalognasono sprovvedute di boschi, i coltivatorivanno in cerca sulle colline o montagnevicine de’fascinaggi, delle radici di la-vanda, di ramerino, ec., per bruciare leloro terre. Dopo avere arato uno o duevolte il campo che vogliono cinefare pon-gono su tutta la superficie a convenientidistanze piccole fascine ordinariamentedi forme quasi rotonde e talora allunga-te; un operaio forma i muechii, che gli