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Tomo XIX. [Supplimento.]
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Cl.fEI'iZIONE

Spagnuoli chiamano Jòrmigas, alludendoali’ abitazione delle formiche, si fanno diun metro di base sopra tre o quattro dialtezza e si raccoglie con un rastrello laterra che disponesi intorno alle fascinefino a che ve ne abbia abbastanza per laformazione del mucchio. Copronsi le fa-scine colle zolle di terra più grosse,aven-do cura di lasciare una piccola aperturaalla sommità pel passaggio del fumo edell’ aria. Si appicca il fuoco per questaapertura, dopo aver coperte le fascinecon alcuni manipoli di stoppia, di pagliao di altri combustibili facilmente infiam-mabili. Quelli che fanno le Jormig<\s , silimitano a lasciare nella parte superioredei piccoli interstizii fra le zolle per dareaccesso all’aria. Dopo aver ammucchiatosulle fascine delle piccole zolle, copronsiqueste con terra fina che si leva dal cam-po mediante una zappa comune. Dispo-sto così il mucchio se gli appicca il fuococ si ha cura durante la combustione digettare della terra in que’ luoghi dondeil fumo esce troppo copiosamente ; si ot-tura parimenti anche il foro pel quale siappiccò il fuoco. Quando il mucchio siabbassa a motivo della combustione, vi sigetta sopra un poca di terra a fine diesporne più che sia possibile all’ azionedel calore e del fumo.

Allorché i residui della cinefazione so-no abbastauza freddati, spargousi le ce-neri, quanto più si può uniformemente,alla superficie del suolo in un tempo umi-do e tranquillo, per evitare l’effetto delvento e che piogge forti o continualepossano portar via, a profitto d’una par-te del suolo soltanto, le sostanze solubiliche esse contengono. Gioverà quindi fa-re questo spargimento al più presto pos-sibile, e per le stesse ragioni sarà utilefarlo prontamente seguire d’una primaaratura, che non dee però spignersi aglande profondità.

Cinefìzioke I07

Il momento adunque più convenienteper la cinefazione si è quello che prece-de immediatamente la seminagione.

Quasi sempre stabilisconsi i fornelliod i mucchii che ne fanno le veci a di-stanze uguali in guisa da impiegare sullasuperficie del suolo tutti i prodotti chese gli tolsero. Siccome la natura e laquantità di questi prodotti variano gran-demente,costsarebbe difficile tanto in teo-ria quanto in pratica d’indicare propor-zioni determinate. Quanto alle spese pellavoro variano anch’esse in un modo dif-fìcile a stabilirsi secondo la tenacità delsuolo, le specie di erbe ond’ esso è co-perto, gli strumenti che vi si adoperanoed il prezzo cui pagansi i giornalieri.L’operazione più lunga e più faticosa siè lo scotennamene, sicché la spesa puòessere dall’ uso degli aratri considerabil-mente diminuita.

Dell' abbruciamenlo delle terre pri-ve d’ogni vegetazione. Fino ad ora cisiamo occupati dell’ abbruciamento deivegetali o di quelle terre che ne conten-gono più o meno; innanzi di parlare de-gli effetti della cinefazione ci resta a trat-tare dell’abbruciamento della terra sola,vale a dire, spoglia d’ogni vegetazione.

Questa costumanza che sembra dive-nire ognor più importante è già antica, eStefano Swiner-nella sua opera stampa-la a Londra , nel 1752, col titolo diCountry Gentlemann s aompanion, ci-ta come inventore di quest’utile metodo,ehe fino d’ allora era assai diffuso nelSussex, il còpte di Halifax . Egli dà duefigure dei fornelli impiegati l’uno in In-ghilterra, 1 ’ altro in Iscozia per bruciare1 ’ argilla, ed assicura che i terreni spos-sali dalla coltivazione possono dare uneccellente raccolto di navoni, se dopoaverli arati più volte vengono abboniticon ceneri argillose. Finalmente riferi-sce varie lettere scritte nel 1730 e 1731,