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Tomo XIX. [Supplimento.]
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ClNEFAZIONE

gliorarc i fondi paludosi. Altre volte sene servivano a convertire i fondi prativiin campi da grano'. Oggi con miglioreconsigliò rompono le vecchie prateriecoll’ aratro, - le nettano coll 1 erpice t e leriducono così a terre feracissime di fru-mento. Ma ne’ terreni posti al basso ,bruciino le piote nel seguente modo.Levano tanti pezzi, lunghi per lo più unbraccio e mezzo, della larghezza di unbraccio, ma grossi al più due o tre dita,servendosi a tale uopo di zapponi larghie bene affilati. Li lasciano seccare, e poili distribuiscono in guisa che vengano aformare altrettanti fornelletti larghi in-ternamente due braccia, ed alti uno emezzo, l’ongonvi della paglia, e vi ap-piccano fuoco. Tali fornelli che sono ve-gliati con diligenza, si fa in modo cheardano esattamente, e vi si mettono tut-te le cure necessarie. Terminato 1 ’ ab-bruciamento e raffreddalo il terreno ,spargono la terra e le ceneri egualmenteper tutta la superficie, indi irrigano il-campo. Arano poi leggermente, e semi-nano il formentone. Si arriva ad ottene-re il qujndici per uno in ogni piò di ter-ra abbruciata, misura ch’equivale a et-tari 0,519439.

Nel Comasco questo metodo si usa so-lamente per que’terreni che sono sover-chiamente zeppi di radici, ma di buonae piuttosto argillosa natura. Li seminanopoi con trifoglio od erba medica, rica-vandone cosi molto foraggio.

Nella provincia di Macerata sulle pia-nure sfornite d’ alberi ogni due anni sidà fuoco alle stoppie, avvertendo di co-gliere il punto in cui spiri un po’ di ven-to, ed appiccando la fiamma in modoche rapiidissimamente venga comunicataa tutta la superficie del campo. Onesteterre poi si lasciano in riposò, o vi siseminano delle piante per servire diforaggio al bestiame grosso. Da questa

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pratica i maceratesi giustamente ripeto-no la distruzione di tutte ferire nocive,ed anche di molte razze d* insetti puredannosi ; oltre a che lettene restano fe-condate dalla presenza delle ceneri.

In molti luoghi ancora della Toscana si fa l’incinerazione. In maremma par-ticolarmente si brucia una gran partedelle paglie che rimangono sulle terredopo la messe, come pure 1 ’ erbe spon-taneamente nate sopra i terreni che sirimettono a coltura. In altri luoghi dicollina, come nel Mugello, ove usansi imaggesi , gettano in terra insieme colgrano il seme della capraggine (galegaofficinalis ), pianta che dura due anni.Questa allorché si miete il grano, appe-na ha acquistati quattro o cinque polli-ci di altezza. A quell’ epocy la rincalza-no, passando sul terreno 1 ' aratro. Nel-1 ’ anno seguente la pùantu diviene gran-dissima, fiorisce, fi unifica, e sparge spon-taneamente per terra la sua semenza.Passato questo tempo, comincia a disec-carsi. Allora vi appiccano fuoco, indi la-vorano il terreno che non ha bisogno dialtro governo.

Effetti della cin.efai.ione. Essa agiscein due modi sulla vegetazione e sul suo-lo, vale a dire, chimicamente e fisica-mente.

Agisce chimicamente in parlicolar mo-do sui vegetali spogli di terra o sulle pioteche contengono grandi quantità di indici od’altre parti vegetali,producendo varii sa-li, delle cui proprietà stimolanti abbiamoparlato all’articolo cf.nf.be ; forse in al-cuni casi giova, conforme alle teorie ale-manne, modificando le particelle terro-se per modo da renderle più solubilinell’acido urico ; favorendo diverse nuo-ve combinazioni giovevoli alla nutrizio-ne delle piante ; finalmente impregnan-do le terre assoggettate alla sua azionedi priuoipii volatili, la cui presenza per