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Ilo. Ma il servirsi del fuoco a fecondarecerte terre, e particolarmente al montec ne’luoghi bassi assai, è pratica che, tra-mandataci dai Romani, non è giammaivenuta meno fra noi, nè pure ne’ tempii piti funesti all’agricoltura italiana, cioèdopo la decadenza totale del romano im-pero. Il più antico scrittore agrario cheabbiamo dopo Palladio , il quale è Cre-scerti >(, nel capo XXII del lib. Ili, par-landoci della coltivazione della segale,cosi si esprime, secondo il suo volgarizza-tore. iVe’ boschi dell' Alpi si segano delmese di maggio e di giugno tutti i ra-moscelli degli arbori , e seccansi , c poidel mese di agosto s’incendono quasitanto che sono cenere : ed in que luo-ghi si semina la segale , che ottimamen-te produce in quell 1 anno , c poi si ri-posa injino selle anni , e allora quellamedesima seminagione da capo si ri-J'a. Ma dove non sono i boschi , V er-ba con le sue radici e con poco di ter-ra si taglia, c secca s’ arde : nella cuicenere e polvere , la segale poi nel det-to tempo si semina , c j>oi otto anni siriposa ; e quello medesimo poi si rifada capo. E noto che Crescendi facevala storia dell’ agricoltura do’ suoi tempi,cioè del 1 3oo. Ila il primo di questi duemelodi è sempre stato adoperalo negliAppennini rostri, e ne fumino più e piùvolte testimcnii in quelli clic apparten-gono all’antica provincia reggiana. 11 se-condo si usa da tempi immemorabili conqualche modificazione a Civago., luo-go attinente a Minuzzo nei confini delfu dipartimento del Croslolo. Formanotanti piccioli foruellelti composti di zollelevate dalla superficie del caqnpo, ed,avendone riempiuta la cavità con mate-rie combustibili,danno loro fuoco. Speli-la la fiamma,non si toccano i fornelli silitantoché non siano bene ralli'eddati. In-di spargesi la materia sul campo, e se uc
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ricavano Lei raccolti. In molti luoghidel Piemonte ed altrove fanno tali fornidi motere, chiamando così le zolle diterreno che incendiano.
Nel Friuli si abbruciano le terre forti,le paludose, e quelle»che sono piene zep-pe di radici, d’arbusti ed erbe. Qualchefriulano , che intende 1’ arte, va regolar-mente usando ogni tanto tempo di que-sto metodo. Forma delle cataste fon pez-zi di quel terreno che vuole abbruciare,e vi mescola entro de’ legni e de’ ramo-scelli, e vi appicca il fuoco. L’operazionesi fa colà in due stagioni. Si preferiscel'inverno, quando vada asciutto ; se no,la primavera : e poi subito si semina ilformentone. Altri la fanno in estate, cilin tal caso seminano il frumento nell’au-tunno. Senza una tale preparazione queiterreni resterebbero infruttiferi, o certa-mente sarebbero di pochissima utilità ;col fuoco diventano dei più feraci. Meri-ta pure osservazione la maniera con cuinel Friuli fecondano i prati, seguitandoalla lettera il consiglio di Catone ripor-tato da Plinio nelle sue Istorie lib. xviu,cap. xxv, o Que’ramoscelli che li avan-zeranno dalle legna o dallo stirparne dicui formi esca al fuoco, iu gli spargeraisul campo ; indi vi appiccherai fuoco, evi seminerai il papavero silvestre. » Queicontadini coprono in autunno le prate-rie sterili, di paglia o di stoppia ben sec-ca. Attendono che s’alzi un leggiero ven-ticello, e poi tosto danno fuoco all’ ap-prestata materia. Si abbrucia così tuttala superficie della prateria, e l’anno se-guente è rivestita di maggior erba. Que-sto fenomeno l’osservammo più volte neiluoghi ove a caso i pastori accendonoil fuoco per iscaldarsi nel principio dcl-1' autunno.
Ne’ tempi andati era più generale ilcostume di abbruciare il terreno nellaprovincia bresciana. Ora si limila a ufi-