è la specie più grossa fra quelli che tro-vatisi in Europa ; è viaggiatore e nell’a-prile torna nei climi settentrionali. Fadue covate all’anno, la prima in aprile, laseconda in agosto, ciascuna di due uovae di raro di tre, ed occorrono ai piccionisedici a diciotto giorni per nascere ; disei settimane sono in istato di volare.Ridotti in ischiavitù, ancorché giovanis-simi, non proliGcano mai. Nella loro emi-grazione d’autunno, vengono dalle regio-ni del Norte a quelle del Sud ed i luo-ghi pei quali passano sono allora il tea-tro d’una caccia attivissima. Sono inge-nerale diffidentissimi, e di rado si lascia-no avvicinare. Il loro cibo consiste infaggiuola, ghiande e in coccole salvati-che di varie specie, in fragole e, in tempodi penuria, dicesi anche, in germogli dialberi.
Nei boschi della Toscana se ne trovain quasi tutte le stagioni, ma ve ne giun-gono torme immense periodicamente altempo del passo e del ripasso, cioè nel-l’ottobre e nel marzo. Entranvi varcandogli Appennini ; alcuni continuano il loroviaggio verso mezzogiorno, seguendoquesta catena di montagne ;■ ma un grannumero si porta verso ponente, e riu-nitisi sugli alberi della montagna di S.Flora, tutti si dirigono verso il monteArgentalo, passando sulle folle boscaglieche guerniscono il conGne Toscano eRomano. Un poco si riposano sulle quer-ele, e sui lecci del promontorio Argental oper prepararsi a varcare il mare ;indi con-tinuano il loro cammino verso 1’ Africa ,passando per le Isole del Giglio, di Gia-nulri e per la Sardegna.Accade spesso chenel tempo di questi loro passaggi insor-gono venti conlrarii ; in tal caso, queiche non si sono ancora esposti al tragit-to, rimangono conGnati nel luogo ove sitrovavano, e divengono facil preda agliabitanti. Nè miglior ventura incontrano
gli altri che avevano spinto il volo in al-to mare : perchè, salvo pochissimi, aiquali, lasciandosi trasportare dall' impe-to dei venti e cercando innalzarsi nell’a-ria, riesce di riprendere la terra, la mas-sima parte, non avendo forza di superarequell’ impeto, sono costretti a seguire ladirezione dei venti, nè potendo più re-golare il volo, spesso precipitano in ma-re ; a Porto S. Stefano, ci hanno assi-curato, che in una simile occasione, nonha molto tempo, si pescarono a centi-naia cadaveri galleggianti di questi uc-celli.
NidiGca in quasi tutte le parti d’ Eu-ropa sopra gli alberi molto alti, ed inqualunque luogo siano posti, purch’eglivi goda perfetta quiete. Così non solocovano nelle foreste lontane dalle abita-zioni, ma ancora sugli alberi che sononelle città le più popolose. A Parigi so-pra gli olmi del giardino delle piante,sopra i tigli delle Tuileries o del Lus-semburgo , si vedono in estate volarecontinuamente dei colombacci, i quali,malgrado il clamore della folla che quasisempre trovasi sotto la loro dimoia, e illungo tragitto da fare sopra la città perandare a trovarsi il cibo, preferiscono lostabilirsi piuttosto colà che altrove,cono-scendo la sicurezza di cui godono in queisiti. Fabbricansi un nido largo, ma roz-zo, con soli stecchi intralciati alla peggio:e non vi si trovano che due uova bianche.
Si cacciano ordinai iamente i colom-bacci col fucile, attirandogli meidiantezimbelli. Scelta in un luogo di passo unaquercia alta ed isolata, fabbricasi ai suoipiedi, poco lontano dal tronco, un capan-nello capace di due o tre persone, e nel-la parte superiore costrutto in manie-ra che i cacciatori possano vedere laquercia e tirarvi sopra. Un colombo giàavvezzato, legasi verso una rima dell’al-bero sopra una bacchetta ; cosi eh# m#-